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IL VALORE DELLA DIGNITA

Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 27-05-2013

L’aritmetica è implacabile 67 meno 42 dice 25, perché sessantasette anni compiuti sottratti a quarantadue di contribuzione, raccontano che tutti coloro che entreranno nel mondo del lavoro oltre il venticinquesimo anno di età, avranno grande difficoltà nel raggiungere il pensionamento. Anche coloro che per loro fortuna, inizieranno a lavorare entro quell’età non avranno garanzie, infatti è sufficiente anche una breve interruzione nella continuità lavorativa, oggi sempre più frequente, per allontanare inesorabilmente la pensione. Ci stanno scippando questo diritto acquisito, oltretutto nessun lavoratore ha potuto rifiutarsi di versare i contributi richiesti, in quanto il prelievo alla fonte avviene in maniera automatica ed obbligatoria. Si accede al mondo del lavoro sempre più tardi e con contratti a termine o flessibili, quindi il fenomeno è appena all’inizio e aumenterà a dismisura con il crescere dell’età d’ingresso dei lavoratori, amplificato dall’utilizzo dei nuovi contratti. Che sarà dei moltissimi lavoratori che per svariate ragioni non riusciranno a maturare i periodi necessari per accedere alla pensione? Il futuro per questi è un autentico mistero. Ci si preoccupa dell’occupazione giovanile e della previdenza per i nuovi lavoratori, mentre la grande industria apre voragini nell’occupazione nazionale e si tenta di attutirne l’impatto sociale predisponendo adeguati ammortizzatori, si garantiscono ammortizzatori sociali persino ai lavoratori stranieri, ai quali vengono riconosciute indennità di disoccupazione e altro, ma nessuno riesce a garantire a noi e ai nostri figli il sacrosanto diritto a percepire la pensione. Vorremo capire perché sussistono tante resistenze per assicurare ai cittadini lavoratori quanto spetta loro, quando si riesce a trovare persino le risorse per estendere gli stessi nostri diritti a cittadini di altri stati, che neppure prevedono reciprocità di trattamento per chi di noi lavorasse in quella nazione. E’ difficile che l’opinione pubblica comprenda tale inflessibilità con la richiesta di altri sacrifici per i propri cittadini contrapposta a tanta magnanima solidarietà per coloro che oltre a trovare lavoro con maggior facilità, ottengono condizioni previdenziali a volte più favorevoli di quelle a noi riservate e al di là di qualunque considerazione di carattere etico, l’obbligatorietà dei versamenti cosi come ha vincolato lavoratori e datori di lavoro, dovrebbe impegnare anche lo Stato attraverso l’INPS all’esecuzione della prestazione oggetto del prelievo forzoso. Ferma restando la salvaguardia di qualunque diritto acquisito, la riforma del sistema previdenziale dovrebbe avere come obiettivo centrale il benessere del cittadino lavoratore al quale dovrebbe essere corrisposto, a titolo di pensione, almeno quanto percepiva nel periodo lavorativo, magari in maniera proporzionale ai contributi da lui versati, indipendentemente dall’aver maturato i periodi massimi di contribuzione. Una insufficiente qualità della vita stride con l’aumentata aspettativa della stessa e se la flessibilità dovrà contraddistinguere il prossimo mercato del lavoro, vorremo almeno che gli amministratori possedessero una flessibilità intellettuale adeguata all’impegno di risanare la finanza pubblica, senza sacrificare stato sociale e previdenza. Comunque osserviamo il problema è opportuno che a tutti coloro che escono dal sistema produttivo per raggiunti limiti di età, vada garantita una qualità di vita che non mortifichi la dignità individuale, alla quale attribuiamo un valore talmente alto e non negoziabile: vedano loro come raggiungere questo obiettivo.



2 commenti già pubblicati, aggiungi il tuo!

umbertoscopa on 4 Giugno, 2013 at 08:08 #
    

Il suo post denota sicuramente competenza e chiarezza espositiva, e io le chiedo se non ritiene che la soluzione non possa passare per altra via, cioè anzichè nella difesa incondizionata di tutti i diritti quesiti piuttosto nell’incidere su quei diritti quesiti intollerabili frutto di leggi vergogna che hanno permesso a tanti di andare in pensione all’età di 40 anni, costringendo oggi ad andarci ad 80! nell’interesse di chi deve pagare il conto di questa follia il diritto quesito viene requisito. Senza ridurre alla fame nessuno naturalmente, ma senza ignorare che quella vergogna non è intangibile. L’idea è che il futuro non è qualcosa che lasciamo in eredità ai figli ma è qualcosa che abbiamo avuto in prestito da loro e dobbiamo restituirgli in condizioni decenti.
Un saluto cordiale


linodore on 5 Giugno, 2013 at 10:21 #
    

In linea di principio concordo con lei. E’ certamente immorale quanto è stato fatto in favore di alcuni a scapito di tanti altri, ma sono altrettanto certo che il Diritto ha valore se rispettato da tutti. Questa differenza provoca privilegi ed ingiustizie ma garantisce a tutti, o quasi, che non si possano cambiare le carte in tavola a gioca iniziato, ma che esiste la certezza del diritto, una volta acquisito. certamente è necessario eliminare gli sprechi rappresentati dai privilegi, ma oltre a una nuova distribuzione della ricchezza è opportuno vigilare perché vengano abrogate le leggi ingiuste e approvate nuove che garantiscano a tutti indistintamente eguale dignità ed una vecchiaia serena. che valore può avere allungare la vita all’uomo se poi lo si costringe, quando avrebbe maggior bisogno di supporto, ad una vita di privazioni e, ancora, immani sacrifici? Vorrei potermi impegnare di persona, ma sino ad ora nessuno ha concretamente voluto condividere i miei punti di vista, speriamo non si predichi bene per poi razzolare male!


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