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NUDO, QUASI, ANZI NO!

Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 20-03-2014

Il nudo, condizione naturale sin dalla comparsa dell’uomo, non era ritenuto evento straordinario dalla nascita in poi e così è stato sino al peccato originale, dopo ci si è accorti di essere nudi, scoprendo il sesso che da allora ha rappresentato un autentico problema. Probabilmente ai primordi, persi i folti peli, l’uomo si vestiva esclusivamente per esigenze pratiche, ripararsi da freddo e intemperie, mentre la nudità non era un problema culturale ma la norma, vestirsi l’eccezione. Progresso, religioni e falso pudore (morale), ci hanno imposto i vestiti e da allora non abbiamo desiderato che ritrovarci nudi, perché paradossalmente più l’uomo si copre, più il nudo incuriosisce, attira e attizza. Componente fondamentale dell’unico sistema riproduttivo eterosessuale, la nudità si è trasformata in specchio dei tempi e nel corso dei secoli l’uomo si è spogliato e rivestito innumerevoli volte, per le ragioni più disparate di ordine pratico, culturale e religioso. Avviene che in paesi ove fattori climatici considerano vitale coprirsi, il nudo sorprende meno che in paesi tropicali, dove a dispetto delle condizioni ambientali, coprirsi è ritenuto indispensabile. Negli ultimi secoli il rapporto tra uomo e vestito è stato sofferto e controverso e da quando le vesti coprivano interamente i corpi di uomini e donne, indipendentemente dalla collocazione geografica, le condizioni climatiche hanno iniziato a rivestire un ruolo fondamentale nell’abitudine di coprirsi, per spogliarsi immediatamente, non appena il tempo lo permetteva. Nei rapporti tra i due sessi non ha mai rappresentato un ostacolo la consistenza delle vesti, ma nel volgere di poche generazioni si è consumata quella rivoluzione culturale, che in alcune occasioni ha fatto rimpiangere l’uso di costumi più castigati. La maggior trasformazione, verificatasi durante lo scorso secolo, l’ha subita l’abbigliamento femminile, che ha iniziato ad accorciarsi sempre più, sino ad arrivare ai livelli attuali, mentre al contrario, l’abito maschile pur affinando alcuni particolari, ha conservato una certa continuità. Agli inizi del secolo scorso la vista della caviglia femminile scoperta era altamente erogena e sino agli anni trenta ha rappresentato il massimo dell’eccitazione trasgressiva. Successivamente calze di nailon e gonne sotto il ginocchio, hanno tolto molto a quel mistero, ma le gonne non si sono più fermate, hanno continuato ad accorciarsi, lasciando scoperta sempre più epidermide, mentre contemporaneamente magliette e camicette, oltre ad accorciarsi, tendevano a scoprire sempre più braccia e spalle, rivelando parti di pelle sempre più generose sino ad allora mostrate esclusivamente nell’intimità. L’abbigliamento attuale non lascia più spazio all’immaginazione, tutto è mostrato con dovizia di particolari e purtroppo la tendenza coinvolge, anche chi non avrebbe nulla da mostrare, anzi farebbe bene a rimanere ben coperto. Anche la moda alimenta tale tendenza, con abiti di dubbio gusto che, anche se nessuno osa criticare, tolgono tanto al magico ruolo che l’immaginazione riveste nell’amore come nel sesso, che lungi dall’essere un fenomeno esclusivamente fisico, attribuisce alla mente almeno la metà della soddisfazione del rapporto. Tanta abbondanza di epidermide, se da una parte soddisfa la curiosità di uomini e donne, dall’altra l’esiguo utilizzo di stoffa sviluppa in maniera esponenziale la libido, con esiti a volte imprevedibili. Il corpo umano non è una vetrina nella quale esporre la merce per incrementare le vendite, a meno che mostrare la mercanzia sia indispensabile per valutare la qualità della merce. Con questi modelli le nuove generazioni hanno assimilato una visione distorta di affettività e sesso, tanto che sempre più spesso adolescenti, equivocando il valore dei sentimenti, utilizzano il proprio corpo in maniera impropria per soddisfare desideri inutili e futili o riprodurre, in parte della propria epidermide, quanto ritengono importante o indicativo del proprio modo di essere, contribuendo a mortificare ulteriormente la carica erotica che tutto questo nudo avrebbe dovuto risvegliare, oltretutto con gravi rischi per la salute.



2 commenti già pubblicati, aggiungi il tuo!

umbertoscopa on 27 Marzo, 2014 at 13:03 #
    

Curiosamente la nudità del proprio corpo è diventata proprietà privata, preclusa agli altri; cioè in un momento imprecisato del tempo qualcuno ha avuto l’idea di appropriarsi della sua nudità individuale che prima apparteneva a tutti, e l’ha messa al sicuro sotto i suoi abiti, sottraendola allo sguardo altrui. Poi addirittura violare la nudità altrui è diventato immorale. Considero questa premessa il fondamento teorico di ritrarre il nudo nell’arte: una specie di espropriazione per pubblica utilità del nudo privatizzato. si ma è una mia teoria, abbiate pazienza


linodore on 28 Marzo, 2014 at 09:55 #
    

Forse non è stato un processo così drastico e veloce.Vorrei capire che cosa nella nudità ha offeso, visto che il nudo, a memoria d’uomo, ha sempre suscitato curiosità a volte anche patologica.


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