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DA LUOGHI COMUNI IN POI

Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 27-03-2017

Superando gli stereotipi presenti nell’immaginario collettivo su vizi e virtù dei sardi, voglio approfondire solo alcuni aspetti dei caratteri che, al di fuori dell’isola, continuano ad essere loro diffusamente attribuiti. Il popolo sardo molto più ospitale e disponibile con “i forestieri” che verso gli stessi suoi conterranei, dedica, ai convenuti, smisurata ospitalità e amicizia, spesso tradita e disattesa, tanto che parte dei Sardi, soprattutto quelli residenti nei centri più interni, per un certo periodo storico hanno manifestato aperta ostilità verso stranieri e novità, accrescendo quell’isolamento che la mancanza o l’inadeguatezza delle infrastrutture, aveva prodotto proprio per i paesi della Sardegna centrale. Effettivamente nell’indole dei sardi, l’accoglienza è sempre stata considerata, come nell’antichità, sacra, cosi come l’ospite e tutto quanto gli apparteneva. Naturalmente se tutto quel rispetto ed affetto istintivi venivano traditi, nessuno era più vendicativo del sardo offeso, che ossessivo nel mostrare attenzione e apprezzamento, era altrettanto intransigente quando sostituiva all’affetto il rancore. Tali caratteristiche si sono conservate pressoché intatte sino al periodo precedente le due guerre mondiali, che agli inizi dello scorso secolo hanno visto molti sardi lasciare l’isola, per rifarsi una vita in paesi lontani e sconosciuti, che comunque offrivano opportunità negate loro nella Sardegna di allora. Potremo osservare che da allora poco è cambiato, ma questo è limite e responsabilità degli amministratori ai quali abbiamo affidato l’incarico di governarci, ma che negli ultimi settantanni non hanno saputo creare le condizioni per favorire lo sviluppo necessario a garantire un dignitoso futuro a tutti. Alcuni ci hanno provato, ma nel lungo periodo si sono dovuti confrontare con le contraddizioni che caratterizzavano l’isola. A fronte di diversi tentativi di industrializzazione del territorio isolano, con l’iniezione di faraonici investimenti industriali si contrapponevano infrastrutture mai all’altezza delle necessità, che hanno contribuito a stemperare le buone intenzioni. Poi l’adagiarsi sugli allori che tanto benessere aveva comportato, ha abilmente mascherato i diversi problemi che anno dopo anno si sono accumulati. Risultato finale è stato che dopo alcuni decenni di illusorio sviluppo, le diverse aziende sorte col contributo dello Stato e appesantite da consistenti apporti di manodopera, a volte eccessiva, hanno mostrato evidenti segnali di cedimento finanziario. Neppure le privatizzazioni avviate negli anni successivi, son servite a salvare tutte le realtà economiche, che una dopo l’altra, ormai al di fuori delle implacabili leggi del mercato, hanno dovuto chiudere. Purtroppo questo scenario non è neppure esclusiva della nostra isola, infatti ogni realtà industriale ovunque localizzata, ha dovuto confrontarsi con la concorrenza di paesi emergenti, sempre più convenienti del nostro, ma che fatalmente sono destinati a soccombere sotto la pressione di nuovi paesi emergenti che prima o poi li sostituiranno. Tanta economia disattesa, dopo i primi momenti di panico e scoraggiamento, ha lasciato spazio a nuove iniziative che al posto di guardare avanti, hanno dovuto voltarsi indietro per scorgere nel proprio passato, alternative ai modelli di sviluppo che distruggono l’ambiente, danno un benessere a tempo determinato, non migliorano il tenore di vita dalla popolazione, impongono immani sacrifici ambientali e lasciano cicatrici sul territorio che impiegano secoli a rimarginarsi. Oggi ritorno al passato e alle proprie origini, rappresenta l’unico futuro per quelle generazioni spazzate via da un mercato del lavoro nel quale l’uomo non è più figura centrale.



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