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SCUOLA CHE NON INSEGNA

Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 17-04-2017

Negli ultimi cento anni l’istruzione in Italia ha subito un’accelerazione che ha del rivoluzionario. Sino alla fine dell’ottocento riservata ad una ristretta cerchia, nel corso del secolo scorso ha assunto il ruolo di artefice nello sviluppo dei popoli, e ottenuta tutta quella attenzione che il nuovo ruolo sociale le attribuiva, ha letteralmente contribuito a cambiare la società. In principio lo scolaro ricopriva un ruolo totalmente passivo, quasi marginale, infatti ritenuto alla stregua di creta informe, veniva affidato alle sapienti mani dell’insegnante, che avrebbe dovuto, come uno scultore dal marmo, estrarre le migliori qualità. Figura centrale e fondamentale nel percorso verso la conoscenza, l’istitutore o insegnante o docente, ha, nel corso di questo ultimo secolo, lentamente ma irrimediabilmente perduto quella centralità che cultura, preparazione e prestigio gli avevano procurato. Nella alfabetizzazione di massa, parola d’ordine di tutte le società industrializzate, la quantità di scolari, ha penalizzato la qualità dell’istruzione. Anche se i metodi didattici agli esordi potevano non essere condivisi da tutti, i successivi interventi normativi, hanno spostato il baricentro dell’attenzione, dai docenti agli studenti. Tutto ha iniziato a vacillare e precipitare a partire dal boom economico che oltre a far decollare l’economia ha comportato un’impennata nella natalità nazionale. Probabilmente il fenomeno imprevisto ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori, impreparati a fronteggiare un incremento esponenziale della domanda d’istruzione, alla quale non corrispondeva altrettanta disponibilità di personale docente. Le classi sono diventate eccessivamente numerose e troppi scolari non sono stati adeguatamente seguiti, quindi i più dotati progredivano, tutti gli altri arrancavano. Un simile sviluppo ha fatto fallire parzialmente lo spirito ispiratore dell’istruzione globalizzata, all’interno della quale tutti coloro che potevano essere supportati al di fuori della scuola pubblica, imparavano speditamente, mentre quelli meno fortunati, iniziavano ad accumulare lacune formative, che nel corso di tutta la carriera scolastica lasciavano ampi tratti di ignoranza diffusa, mai più sanata. Altro fattore che ha contribuito al successo complessivo dell’iniziativa istruttiva, è stata la collaborazione tra genitori e docenti, uniti nel comune obiettivo di trasferire nei figli/scolari quelle informazioni necessarie al loro sviluppo psico fisico e culturale. Tutti erano concentrati nel conseguimento del massimo risultato e a questo scopo i genitori conferivano carta bianca all’insegnante, vissuto come l’artefice dell’istruzione, ma col passare del tempo e il miglioramento delle condizioni socio economiche, la figura dell’insegnante è andata sbiadendosi, perdendo l’alone magico che sin allora gli era stata attribuito. La centralità della figura dello scolaro ha avuto la prevalenza sulla qualità dell’istruzione e l’insegnante era visto più come persona al servizio dei capricci dell’alunno, che reale artefice della sua cultura. Il sessantotto ha dato il colpo di grazia alla qualità dell’istruzione politicizzata, che in quanto obbligatoria, universale e gratuita, avrebbe dovuto garantire a tutti, meritevoli e lavativi, la cosiddetta sufficienza politica, garanzia di vera e propria democrazia culturale. Da allora l’istruzione non è stata più la stessa, anche se l’iniezione di nozioni ed informazioni a sfondo culturale ha migliorato la qualità complessiva della società italiana. Ai giorni nostri nonostante l’istruzione obbligatoria abbia raggiunto lo scopo di attenuare la ruvidezza tipica dell’ignoranza, non ha spinto il Paese verso l’eccellenza, ma sconfitto l’analfabetismo, ha generato ignoranti meno incolti ma ancora non abbastanza istruiti.



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