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LA DOMENICA DEL PALLONE

Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 13-09-2017

Domenica e pallone per lungo tempo sono stati binomio inseparabile nel panorama sportivo dell’Italia del dopoguerra. Dal primo pomeriggio sino a tarda sera, si ascoltava, si guardava e si parlava di pallone e di calcio. Si cominciava dalle radiocronache di tutto il calcio minuto per minuto e attraverso il novantesimo minuto proseguiva sino a tarda notte con la domenica sportiva, che concludeva tutto il pomeriggio sportivo. Tutto il calcio minuto per minuto raccontava le partite da tutti i campi, mentre novantesimo minuto permetteva di ammirare le prodezze atletiche dei beniamini, che la domenica sportiva ripeteva e commentava sino alla nausea. Il lunedì successivo la carta stampata ridefiniva tutti gli avvenimenti della domenica calcistica, che ogni testata giornalistica apriva con la cronaca dell’avvenimento locale, prima di addentrarsi nella disamina generale sul panorama calcistico nazionale. Gli impegni della nazionale fermavano lo svolgimento dei campionati, per permettere al commissario tecnico del momento, di attingere i migliori atleti da tutte le squadre impegnate nei vari tornei di categoria. Gli impegni internazionali delle squadre di club, invece erano sporadici e spalmati in un tempo sufficientemente lungo da non influenzare l’andamento del campionato. Le finali delle coppe erano generalmente giocate al termine dei campionati nazionali e lasciavano poco tempo libero ai professionisti del pallone. Si può riassumere in questa maniera la febbre del pallone che ha accompagnato per metà del secolo scorso ogni italiano, unica certezza in un mondo di dubbi e precarietà, che narrava di quello spazio mediatico nel quale unico argomento era il calcio, raccontato da professionisti professionali ad un esercito di ottimisti tifosi, che volevano vedere la propria squadra sempre vincente. Tutti in questa giornata lavoravano per renderla piacevole, al di la del risultato finale. Quelle trasmissioni erano le più seguite e tutto ciò che ruotava intorno al calcio, passava immancabilmente attraverso queste, alle quali si pretendeva correttezza, onestà, professionalità e credibilità. Poi il denaro ha preso il sopravvento e stravolto lo spirito sportivo e le aste per i diritti televisivi hanno spostato il baricentro del calcio dalle canoniche reti a quelle che potevano offrire più denaro, perché nel calcio avevano intravvisto la possibilità di fare soldi, proponendo in esclusiva le diverse manifestazioni, a pagamento sulle proprie reti, innescando la caccia, a suon di denari, per accaparrarsi i migliori commentatori sulla piazza. Pochi hanno resistito alla tentazione di incrementare il proprio reddito, ma quei pochi hanno formato lo zoccolo duro di quella informazione sportiva alla quale eravamo abituati che terminava la domenica notte per riprendere la domenica successiva. Oggi si parla di calcio ogni giorno con troppa improvvisazione e tutto è oggetto di contestazione violenta e occasione per esternare frustrazioni represse, che complice la debole reazione di federazione e forza pubblica, ha consegnato nelle mani di pochi facinorosi il monopolio del tifo calcistico. Non è più la domenica del calcio giocato, che faceva discutere anche animatamente, ma sempre nel rispetto degli altri e anche se pesava il risultato avverso, se ne accettava l’esito uscito dal campo, insieme alle decisioni, in perfetta buona fede, di un solo arbitro, che poteva pure sbagliare, senza per questo dover rispondere del proprio operato a nessuno altro che alla propria coscienza.



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