Lug
18
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 18-07-2017

Terremoti, alluvioni, trombe d’aria e altre calamità naturali, un tempo sporadiche, oggi sempre più frequenti, raccontano di un pianeta che cambia, forse più in fretta di quanto potessimo immaginare. Senza cercare responsabilità per queste circostanze avverse, un fatto appare incontestabile, i cambiamenti climatici iniziano ad influenzare significativamente la nostra vita e ci comunicano, anno dopo anno, che la tendenza non migliorerà in futuro, ma dovremo convivere con fenomeni sempre più estremi. Questa informazione sebbene poco piacevole, comunica che nell’antropizzazione futura dovremmo prendere in considerazione tutte quelle variabili per prevedere e prevenire le più probabili. Punto di partenza risulterà il modo di concepire l’utilizzo del territorio e la riconversione edilizia delle nostre città, pensate in periodi di incremento demografico, sempre poco attenta alla sostenibilità ambientale. In futuro sarà indispensabile costruire meglio e soprattutto con un’attenzione particolare alle nuove esigenze imposte dall’attuale sistema climatico sempre più estremo e bizzarro. Non è più concepibile alcuno spreco ne energetico ne di risorse primarie, tutto quello che abbiamo sempre dato per scontato, presto non lo sarà più. Il metodo di costruzione dei nostri edifici deve cambiare per contrastare le nuove emergenze climatiche. Bisogna intervenire ben oltre le fondamenta, applicando a tutte le costruzioni i più avanzati sistemi antisismici, che comporteranno benefici in presenza di altri fenomeni fisici e meteorologici, anche in territori non a rischio sismico. Prima di costruire i garage, anche a più piani, alla base degli edifici, bisogna prevedere la realizzazione di una consistente cisterna che raccoglierà le precipitazioni meteoriche, in alcune regioni già scarse, munendola di tutti i sistemi di sicurezza capaci di contrastare qualsiasi eventuale, eccezionale o anomalo evento meteorico, in previsione del quale anche i sottoservizi saranno progettati e realizzati. In superficie saranno realizzati ampi spazi verdi per il benessere degli abitanti, per la manutenzione dei quali si utilizzerà l’acqua raccolta nelle cisterne. L’efficienza energetica sarà la successiva priorità, che spazierà dalla produzione, al corretto utilizzo dell’energia necessaria per governare l’edificio finito. Pannelli solari, interruttori crepuscolari e sensori di movimento, forniranno e regoleranno l’energia nelle parti comuni, munite di illuminazione a led, più efficace ed economica. I diversi appartamenti realizzati con materiali naturali, opportunamente coibentati, dotati di infissi capaci di isolare termicamente ed acusticamente gli ambienti e con la parte esterna realizzata con vetri ad accumulo energetico, contribuiranno ad ottimizzare i consumi. I proprietari successivamente provvederanno a dotare i singoli appartamenti di tutti quei dispositivi tecnologici che li renderanno perfettamente efficienti e adeguati alle aspettative di ognuno. Le attuali conoscenze scientifiche e tecnologiche permettono già di progettare edifici più sicuri ed efficienti, in attesa di nuovi orizzonti tecnologici, ancora inesplorati. Speriamo che il danno ambientale già arrecato, non manifesti altri fenomeni a noi ancora sconosciuti, capaci di vanificare anche questi ottimi propositi, piccolo granello di sabbia in un mare di negligenza ed inefficienza.

Giu
29
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 29-06-2017

Il personale modo di esprimerci generalmente tradisce le nostre origini, anche in presenza di lessico quasi privo di inflessioni o cadenze particolari. La nostra isola è popolata da Genti provenienti da tutti i quadranti del Mediterraneo, per ciò, potendo ascoltare in contemporanea gli abitanti delle diverse regioni che la compongono, in alcuni casi l’ascoltatore ne può identificare immediatamente la provenienza. Un attento e sottile ascoltatore può intuire la provenienza o l’origine geografica di ognuno di noi, ma questo compito spesso è facilitato da locuzioni ricorrenti nel vocabolario di alcuni popoli. Posta al centro del Mediterraneo, la Sardegna è stata oggetto di colonizzazione da parte di innumerevoli Popoli, che localmente hanno lasciato traccia del loro passaggio e non solo nel linguaggio. Il meridione dell’isola, influenzato dalle colonizzazioni medio orientali e nord africane, ha conservato nella lingua campidanese, una caratteristica inflessione che rivela immediatamente e senza alcun dubbio, la provenienza dell’interlocutore. Nell’immaginario collettivo tale inflessione linguistica è attribuita a tutti i sardi, ma non è la realtà. Risalendo la parte centrale dell’isola, si possono avvertire notevoli differenze tra la lingua parlata, più aderente alla nostra originale, da quelle parlate lungo le coste occidentali e orientali, molto più influenzate dalle colonizzazioni provenienti dal bacino mediterraneo. Al nord dell’isola invece, insieme all’influenza delle parlate tipiche degli ultimi colonizzatori, si riscontrano alcune frutto della migrazione di alcune comunità, che scelta la Sardegna per patria, ne hanno importato lingua e spesso usi e costumi, ancora oggi presenti nel folclore locale. Ciò si è verificato anche in altri gruppi etnici, arrivati in tempi più recenti e stabilitisi nella parte sud occidentale dell’isola. Benché ognuna delle regioni che compongono il variegato panorama etnico della Sardegna, abbia conservato parte del patrimonio proveniente dalle comunità d’origine, l’intensa frequentazione e i frequenti scambi commerciali intercorsi, hanno condiviso usi e costumi originariamente tipici solo di alcuni, inserendoli, in forme spesso differenti, nel patrimonio culturale di tutti, sino a sbiadirne le reali origini, sfumate tra le nebbia del passato remoto, diventato patrimonio comune dell’isola. La maggior parte dei sardi, se escludiamo coloro che attraverso la cadenza rivelatrice si discostano dalla maggioranza, non hanno particolari inflessioni linguistiche che ne tradiscono l’origine, bensì solo alcuni particolari fonemi, unici nel loro genere ma indiscutibilmente riconducibili alla nostra esclusiva parlata. Il nostro modo di dire “andiamo” o di dire si, rivelano senza ombra di dubbio la nostra natura: ajò e eja infatti raccontano di un’isola in mezzo al mare, non troppo grande ma neppure piccola che, almeno in principio con poco entusiasmo, ha accolto quelli venuti dal mare, spesso non in pace, e ne ha fatto un antico popolo fiero delle sue diversità e delle sue origini oscure.

Mag
16
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 16-05-2017

Il reddito d’inclusione è approvato, ora la povertà è vinta, sconfitta, scomparsa. Con gli ottanta euro in busta paga per tutti i lavoratori dipendenti, approvati dal precedente governo, si è dato un taglio definitivo a quella povertà emergente che tanto preoccupa i nostri amministratori. Molte volte sembra che bocca e cervello, di alcune persone, operino in maniera autonoma, non siano connessi. Altre volte invece sembra che chi ci amministra, non viva nel nostro stesso Paese, ma in un altro mondo, nel quale tutto va bene, non esistono problemi irrisolti e tutti sono felici e contenti. Tale sensazione è avvalorata dal fatto, che chi è posto ai vertici della nostra economia, è talmente impegnato nella soluzione dei problemi dell’alta finanza, da ignorare completamente quelli della gente, sempre più assorta nella quotidiana lotta per la sopravvivenza. Come possono pensare di risolvere i problemi del Paese, se neppure conoscono le difficoltà della gente comune. Con che criterio decidono che cinquecento euro rappresentino il superamento della soglia di povertà. In base a quale calcolo matematico hanno raggiunto la convinzione che quella cifra permetterà finalmente di cancellare lo stato di disagio rappresentato dall’impossibilità di provvedere al proprio sostentamento? Proviamo a domandare loro se riuscirebbero a vivere decorosamente con la stessa cifra. Suppongo non prendano in considerazione neppure l’idea, e allora se loro non ce la possono fare, come potranno mai riuscirci gli altri? Eppur vero che cinquecento euro sono meglio di nulla, ma anche in questa occasione emerge l’approssimazione nella politica del nostro paese, capace di dare sempre mezze risposte alle necessità della gente, in modo da avere ancora qualche cartuccia, da sparare all’occorrenza. Ritengo sarebbe stato più serio e responsabile determinare in maniera reale, la soglia delle risorse necessarie per condurre una vita decorosa e solo allora determinare l’importo, a fronte del quale il beneficiario si impegna a prestare la sua opera a favore della collettività, senza dover pensare continuamente a come far quadrare conti che non tornano. Consuetudine emergente anche in occasione di tutte le crisi aziendale che si manifestano nel paese. Ogni situazione critica comporta richieste onerose per i più deboli ed indifesi, destinatari di sacrifici, licenziamenti collettivi, senza mai intaccare i cospicui compensi dei sempre troppo numerosi dirigenti, veri responsabili dello stato di sofferenza di aziende un tempo solide. È più facile estorcere dieci euro a migliaia di poveracci piuttosto che sottoporre a sacrifici quei personaggi, inutili, inconcludenti, incapaci e dannosi, che periodicamente vengono spostati, non si sa in base a quale criterio, da una società ad un altra, a caccia di quelle risorse che la vecchia azienda non può più garantire. Bastano pochi capaci amministratori per fare la fortuna di un’azienda e non e neppure necessario strapagarli, anzi meno sono efficienti e più vogliono essere pagati, e se, la vogliamo dire tutta, sono sempre le stesse facce che scompaiono da una parte, per riapparire subito dopo da un’altra a caccia di quell’immeritato faraonico compenso, non giustificato dai risultati raggiunti nella gestione delle aziende, che la loro incompetenza contribuisce a distruggere. Se anche il nostro paese adottasse la meritocrazia, come la maggior parte degli imprenditori privati, le aziende sia pubbliche che partecipate potrebbero competere ad armi pari nell’economia globalizzata che non perdona.

Apr
17
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 17-04-2017

Negli ultimi cento anni l’istruzione in Italia ha subito un’accelerazione che ha del rivoluzionario. Sino alla fine dell’ottocento riservata ad una ristretta cerchia, nel corso del secolo scorso ha assunto il ruolo di artefice nello sviluppo dei popoli, e ottenuta tutta quella attenzione che il nuovo ruolo sociale le attribuiva, ha letteralmente contribuito a cambiare la società. In principio lo scolaro ricopriva un ruolo totalmente passivo, quasi marginale, infatti ritenuto alla stregua di creta informe, veniva affidato alle sapienti mani dell’insegnante, che avrebbe dovuto, come uno scultore dal marmo, estrarre le migliori qualità. Figura centrale e fondamentale nel percorso verso la conoscenza, l’istitutore o insegnante o docente, ha, nel corso di questo ultimo secolo, lentamente ma irrimediabilmente perduto quella centralità che cultura, preparazione e prestigio gli avevano procurato. Nella alfabetizzazione di massa, parola d’ordine di tutte le società industrializzate, la quantità di scolari, ha penalizzato la qualità dell’istruzione. Anche se i metodi didattici agli esordi potevano non essere condivisi da tutti, i successivi interventi normativi, hanno spostato il baricentro dell’attenzione, dai docenti agli studenti. Tutto ha iniziato a vacillare e precipitare a partire dal boom economico che oltre a far decollare l’economia ha comportato un’impennata nella natalità nazionale. Probabilmente il fenomeno imprevisto ha colto di sorpresa gli addetti ai lavori, impreparati a fronteggiare un incremento esponenziale della domanda d’istruzione, alla quale non corrispondeva altrettanta disponibilità di personale docente. Le classi sono diventate eccessivamente numerose e troppi scolari non sono stati adeguatamente seguiti, quindi i più dotati progredivano, tutti gli altri arrancavano. Un simile sviluppo ha fatto fallire parzialmente lo spirito ispiratore dell’istruzione globalizzata, all’interno della quale tutti coloro che potevano essere supportati al di fuori della scuola pubblica, imparavano speditamente, mentre quelli meno fortunati, iniziavano ad accumulare lacune formative, che nel corso di tutta la carriera scolastica lasciavano ampi tratti di ignoranza diffusa, mai più sanata. Altro fattore che ha contribuito al successo complessivo dell’iniziativa istruttiva, è stata la collaborazione tra genitori e docenti, uniti nel comune obiettivo di trasferire nei figli/scolari quelle informazioni necessarie al loro sviluppo psico fisico e culturale. Tutti erano concentrati nel conseguimento del massimo risultato e a questo scopo i genitori conferivano carta bianca all’insegnante, vissuto come l’artefice dell’istruzione, ma col passare del tempo e il miglioramento delle condizioni socio economiche, la figura dell’insegnante è andata sbiadendosi, perdendo l’alone magico che sin allora gli era stata attribuito. La centralità della figura dello scolaro ha avuto la prevalenza sulla qualità dell’istruzione e l’insegnante era visto più come persona al servizio dei capricci dell’alunno, che reale artefice della sua cultura. Il sessantotto ha dato il colpo di grazia alla qualità dell’istruzione politicizzata, che in quanto obbligatoria, universale e gratuita, avrebbe dovuto garantire a tutti, meritevoli e lavativi, la cosiddetta sufficienza politica, garanzia di vera e propria democrazia culturale. Da allora l’istruzione non è stata più la stessa, anche se l’iniezione di nozioni ed informazioni a sfondo culturale ha migliorato la qualità complessiva della società italiana. Ai giorni nostri nonostante l’istruzione obbligatoria abbia raggiunto lo scopo di attenuare la ruvidezza tipica dell’ignoranza, non ha spinto il Paese verso l’eccellenza, ma sconfitto l’analfabetismo, ha generato ignoranti meno incolti ma ancora non abbastanza istruiti.

Mar
27
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 27-03-2017

Superando gli stereotipi presenti nell’immaginario collettivo su vizi e virtù dei sardi, voglio approfondire solo alcuni aspetti dei caratteri che, al di fuori dell’isola, continuano ad essere loro diffusamente attribuiti. Il popolo sardo molto più ospitale e disponibile con “i forestieri” che verso gli stessi suoi conterranei, dedica, ai convenuti, smisurata ospitalità e amicizia, spesso tradita e disattesa, tanto che parte dei Sardi, soprattutto quelli residenti nei centri più interni, per un certo periodo storico hanno manifestato aperta ostilità verso stranieri e novità, accrescendo quell’isolamento che la mancanza o l’inadeguatezza delle infrastrutture, aveva prodotto proprio per i paesi della Sardegna centrale. Effettivamente nell’indole dei sardi, l’accoglienza è sempre stata considerata, come nell’antichità, sacra, cosi come l’ospite e tutto quanto gli apparteneva. Naturalmente se tutto quel rispetto ed affetto istintivi venivano traditi, nessuno era più vendicativo del sardo offeso, che ossessivo nel mostrare attenzione e apprezzamento, era altrettanto intransigente quando sostituiva all’affetto il rancore. Tali caratteristiche si sono conservate pressoché intatte sino al periodo precedente le due guerre mondiali, che agli inizi dello scorso secolo hanno visto molti sardi lasciare l’isola, per rifarsi una vita in paesi lontani e sconosciuti, che comunque offrivano opportunità negate loro nella Sardegna di allora. Potremo osservare che da allora poco è cambiato, ma questo è limite e responsabilità degli amministratori ai quali abbiamo affidato l’incarico di governarci, ma che negli ultimi settantanni non hanno saputo creare le condizioni per favorire lo sviluppo necessario a garantire un dignitoso futuro a tutti. Alcuni ci hanno provato, ma nel lungo periodo si sono dovuti confrontare con le contraddizioni che caratterizzavano l’isola. A fronte di diversi tentativi di industrializzazione del territorio isolano, con l’iniezione di faraonici investimenti industriali si contrapponevano infrastrutture mai all’altezza delle necessità, che hanno contribuito a stemperare le buone intenzioni. Poi l’adagiarsi sugli allori che tanto benessere aveva comportato, ha abilmente mascherato i diversi problemi che anno dopo anno si sono accumulati. Risultato finale è stato che dopo alcuni decenni di illusorio sviluppo, le diverse aziende sorte col contributo dello Stato e appesantite da consistenti apporti di manodopera, a volte eccessiva, hanno mostrato evidenti segnali di cedimento finanziario. Neppure le privatizzazioni avviate negli anni successivi, son servite a salvare tutte le realtà economiche, che una dopo l’altra, ormai al di fuori delle implacabili leggi del mercato, hanno dovuto chiudere. Purtroppo questo scenario non è neppure esclusiva della nostra isola, infatti ogni realtà industriale ovunque localizzata, ha dovuto confrontarsi con la concorrenza di paesi emergenti, sempre più convenienti del nostro, ma che fatalmente sono destinati a soccombere sotto la pressione di nuovi paesi emergenti che prima o poi li sostituiranno. Tanta economia disattesa, dopo i primi momenti di panico e scoraggiamento, ha lasciato spazio a nuove iniziative che al posto di guardare avanti, hanno dovuto voltarsi indietro per scorgere nel proprio passato, alternative ai modelli di sviluppo che distruggono l’ambiente, danno un benessere a tempo determinato, non migliorano il tenore di vita dalla popolazione, impongono immani sacrifici ambientali e lasciano cicatrici sul territorio che impiegano secoli a rimarginarsi. Oggi ritorno al passato e alle proprie origini, rappresenta l’unico futuro per quelle generazioni spazzate via da un mercato del lavoro nel quale l’uomo non è più figura centrale.

Feb
28
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 28-02-2017

La Sardegna è apprezzata per clima, spiagge di sabbia bianca ed impalpabile, mare pulito e cristallino, panorami mozzafiato, foreste primordiali ed enogastronomia; i suoi abitanti soprattutto per un innato senso di ospitalità, anche se mai troppo ostentato. Ma come sarà l’isola ed i suoi abitanti nel terzo millennio? L’espansione edilizia ha già cambiato la geografia dell’isola, espandendo i centri urbani più importanti a scapito di quelli minori, sempre più piccoli, favorendo l’urbanizzazione, spesso sconsiderata, dei litorali, molto apprezzati dall’edilizia turistica, costringendo i centri dell’interno a confrontarsi con il fenomeno dello spopolamento, innescato dalla fuga dei giovani in cerca di un lavoro sempre più evanescente, che ha messo a nudo un nuovo inquietante fenomeno sino ad ora sconosciuto, rappresentato dall’abbandono di un significativo patrimonio immobiliare non più utilizzato, ma anche troppo costoso da mantenere. Alcuni amministratori di altre Regioni hanno tentato di arginare il fenomeno, ricollocando, a cifre simboliche, quel patrimonio abbandonato sul mercato delle seconde case, onde renderlo appetibile per gli amanti di quiete e serenità, ma questo tentativo di ripopolamento artificiale, non ha ottenuto i risultati sperati. Al contrario dell’involuzione subita dal patrimonio edilizio delle zone interne, quello etnico, umano e sociale ha raggiunto evidenti sviluppi, determinati dall’apporto fornito dall’integrazione multietnica, multiculturale e globalizzatrice. L’inserimento e la stabilizzazione, divenuta strutturale, di popolazioni provenienti da diversi paesi europei e extraeuropei, ormai presenti da generazioni e ben integrati, tende a trasformare la stessa fisionomia dei nuovi sardi. Alla conformazione fisica tradizionale, si affiancano nuove generazioni con caratteri etnici e somatici propri dei diversi ceppi etnici presenti nella nostra società, che concorrono a rendere evidente l’interconnessione tra popoli e culture, mostrando quel che potrà essere la popolazione dell’isola nel prossimo millennio. D’altronde simili fenomeni hanno caratterizzato nel passato, altri paesi che fatti oggetto di movimenti migratori per secoli, hanno espresso nuovi individui portatori dei caratteri somatici tipici dei due popoli originari. Ora tutto ciò si presta a qualche riflessione di carattere generale applicabile ad ogni paese, poiché la facilità e l’economicità degli spostamenti, hanno contribuito ad azzerare le distanze. Forse mezzo secolo addietro già a prima vista, dall’aspetto potevi determinare la provenienza di ogni individuo, poiché esprimeva caratteri somatici tipici del proprio gruppo etnico. La globalizzazione ha influenzato anche l’aspetto delle persone, quindi non si potrà più determinare l’appartenenza a questo o quel ceppo etnico, osservando soltanto l’aspetto degli individui, occorrerà approfondire l’argomento, acquisendo maggiori informazioni per capire da dove proviene ognuno. Sicuramente sarà molto più appropriato, quindi di grande attualità, l’antico detto che recitava che “tutto il mondo è paese”.

Gen
31
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 31-01-2017

E’ proprio il caso di dire ironia della sorte, ma è la realtà, alcuni migranti sono più ricchi dei connazionali con i quali collaborano. Qualcuno a questa affermazione, potrebbe storcere il naso, ma la realtà non è poi troppo diversa. Effettivamente alcuni lavoratori stranieri, arrivano in Italia per ricoprire gli spazi che ormai i lavoratori nostrani lasciano vacanti, non si capisce in base a quale parametro etico economico, ma effettivamente senza l’apporto di questi lavoratori, alcune famiglie rimarrebbero senza braccia operative. Probabilmente l’esperienza personale di ogni straniero che lavora in Italia, non è uguale, ma, senza voler fare di tutta l’erba un fascio, un consistente numero di costoro, soprattutto quelli provenienti dai Paesi più poveri, trovano nel bel paese, la personale America. Alcuni racconti hanno mostrato che tale fenomeno è più diffuso di quanto si possa sospettare, anche se allo stesso si tende a non dare alcuna risonanza, soprattutto da parte dei diretti interessati. Capita così di scoprire, vivendo a stretto contatto con loro, che questi operosi lavoratori, sanno essere delle autentiche formichine. Consumano quasi nulla in Italia e trasferiscono ogni risorsa, frutto del loro lavoro, nei Paesi d’origine, con i quali non hanno, ne vogliono tagliare i rapporti, anzi. Così, a volte, si viene a conoscenza di avere in casa veri e propri Paperon de Paperoni, proprietari di autentici imperi immobiliari, ai quali, anno dopo anno, aggiungono altri componenti, che una volta rientrati in patria, permetterà loro e ai loro figli, di trascorrere lunghi periodi di vita agiata. Ma non è soltanto il settore immobiliare che attira capitali dal nostro Paese, infatti le risorse ricavate da lavori, a volte molto umili, esercitati in Italia, vengono reinvestiti in agricoltura, commercio e praticamente in ogni attività economica che possa reimpiegare quelle cifre guadagnate in occidente, che per quanto da noi possano sembrare trascurabili, nell’economia di altri Paesi, rappresentano capitali di tutto rispetto, che richiamano sempre nuovi lavoratori, in cerca di quella agiatezza economica che anni di tenace lavoro può garantirgli. Va detto che anche questi fenomeni migratori devono sottostare a leggi non scritte, che spesso utilizzano sistemi assimilabili a quelli di mafie e rachet malavitosi. Infatti casualmente nello stesso territorio, i lavoratori di settori omogenei, sono imparentati tra loro. Ritroviamo intere famiglie che comprendono padri, figli nipoti ed affini che esercitano i lavori più remunerativi e finiscono per tramandarseli di padre in figlio, sino a che età o acciacchi, li richiamano nei paesi d’orine, ove hanno la possibilità di mantenere un tenore di vita simile al nostro, in un contesto socio economico decisamente diverso. Abbiano la soddisfazione di partecipare attivamente al progresso sociale ed economico di Paesi anche lontani, i cui abitanti, vivendo in mezzo a noi, imparano a vivere alla nostra maniera, adottando il nostro stile di vita e oltretutto esportano la nostra cultura nei loro Paesi, attraverso figli nati e vissuti in Italia, dove si sentono più a casa che nei paesi d’origine dei loro stessi genitori. Ma tutto questo significa esportare la nostra civiltà in posti lontani, i cui abitanti ritengono il nostro modello sociale, economico e culturale, migliore di quello che secoli di civiltà ha evoluto nei loro paesi. Ci rimane la grande soddisfazione di contribuire all’emancipazione economica e culturale di paesi emergenti o sottosviluppati, sottoponendo quelle remote terre ad una novella civilizzazione a colpi di di arte ed alimentazione mediterranea.

Nov
28
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 28-11-2016

…se onore si può trovare in un atto terroristico, ma effettivamente non esiste più alcun codice deontologico o etico, in nessuna branca delle nostre opulente, annoiate e indolenti società. Persino le associazioni delinquenziali, anche quelle più strutturate ed organizzate, all’interno delle loro sordide e distorte morali, rispettavano alcuni principi ai quali mai derogavano, e chi, tra gli stessi affiliati, infrangeva tali tabù, incorreva in severe punizioni che non escludevano neppure la morte. Il progresso economico e sociale, ha contribuito a diluire e svilire questi punti fermi nell’etica del buon delinquente e complici vecchi e nuovi vizi, che le moderne generazioni hanno fatto loro, non esistono più intoccabili, mostrando una ferocia sin ora riscontrata solo nel mondo animale. I fatti della recente cronaca nera, hanno sottolineato che alla vita umana non è attribuito alcun valore e per un pugno di dollari si è disposti a tutto, anche all’azione più vile e spregevole. Neppure la consapevolezza di non poter godere di quei soldi, distoglie dal compiere azioni che trascinano nell’orrore e nel dolore i popoli. Anche se la cronaca più recente ci mostra sempre più individui poco disposti a sacrificare la vita, la follia spinge oltre la morte quelle menti disturbate, perché nessuna altra definizione giustificherebbe un simile comportamento. Queste serpi covate in seno non rispondono ad alcuno stimolo e sono disposte a compiere azioni tanto orribili da lasciare attoniti e sbigottiti. Si è consapevoli che attenzione, sorveglianza, intelligence, pene più sere e neppure uno stato di polizia, sono sufficienti. Questi vigliacchi conoscono bene la società che li accoglie, e questa profonda conoscenza rende vana qualunque prevenzione, anche perché adottano grande creatività nel colpire, per produrre il massimo danno e la massima risonanza mediatica dell’evento criminale. Non volendo competere con il loro livello di crudeltà nella repressione, tuttavia ormai è chiaro che bisogna escogitare qualche contromossa che trasferisca crescente disagio proprio nella sfera affettiva di questi mostri. Anche la consapevolezza che difficilmente, e solo in casi utili estremamente limitati, si fanno prigionieri, è servita da deterrente. Occorre trovare qualche contromisura che restituisca almeno parte dello sgomento e disagio, proprio all’interno delle loro famiglie. Lungi dal voler suggerire l’adozione della tattica dell’occhio per occhio, è ormai diventato vitale trovare nuove soluzioni che riescano ad incidere profondamente sulle motivazioni sempre meno mistiche e sempre più economico finanziarie, che spingono tali elementi a sacrificare la loro vita in favore di vantaggi economici che vanno ad incidere sul futuro dei propri familiari. Una soluzione giuridicamente poco praticabile è quella di comminare punizioni proprio nei confronti dei familiari, considerandoli complici o quantomeno colpevoli di negligenza, per aver sottovalutato o coperto le intenzioni criminali dei loro congiunti, considerandoli correi dei reati. Non potendo intercettare neppure i denari pagati per le stragi, poiché generalmente simili individui provengono da Medio Oriente o Africa settentrionale, potrebbe essere considerata adeguata punizione, rispedire tutti, dico tutti i componenti la famiglia nelle nazioni d’origine, privandoli di quella ospitalità che hanno dimostrato di non meritare, cosi anche se il denaro incassato per il dolore provocato, renderà loro la vita meno dura, continueranno a spenderlo nella terra dalla quale sono scappati, che c’è da supporre li accoglierà a braccia aperte, reinserendoli in quell’ambiente dal quale per varie ragioni sono fuggiti.

Ott
24
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 24-10-2016

Sempre di grande attualità, i continui ed infiniti flussi migratori, sollevano perplessità, dividono e sono oggetto di discussione in ogni ambito, interpretando il pensiero di tutti nell’analizzare il fenomeno, divisi tra fautori, detrattori e possibilisti. Certamente l’analisi di un esodo di simili proporzioni, non può esaurirsi in una pagina di pensieri e riflessioni in libertà, ne è possibile attribuirlo ad un unico fattore, ma comunque l’argomento si presta ad alcune riflessioni, che se non riescono a spiegare il fenomeno, possono permettere di analizzarne alcuni suoi aspetti. Nella storia dell’umanità, l’evoluzione delle nuove terre e sempre stata successiva ad una migrazione che ne ha scoperto i territori e fatto crescere l’economia. Non dimentichiamo le colonizzazioni che in tutti i periodi storici, hanno spostato masse di genti da un capo all’altro del mondo conosciuto, sradicando popoli dalle proprie terre, per aprire nuove frontiere e offrire nuove opportunità. É ancora vivo nei ricordi del nostro popolo, l’esodo di milioni di italiani che tra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento, ha contribuito a popolare nuovi continenti ancora poco conosciuti. Nessuno può pensare che queste migrazioni abbiano suscitato l’entusiasmo delle popolazioni residenti, ma al contrario, in quella circostanza sono sorte occasioni di contrasto ed attrito, e quando ci hanno socchiuse le porte, a prezzo di umilianti quarantene e detenzioni più o meno sanitarie, senza porsi alcuna remora di carattere morale ma pensando esclusivamente a salvaguardare i loro interessi e la loro sicurezza ed incolumità. Anche in questa circostanza si ripropone lo stesso quesito dal momento che queste massicce migrazioni, provenienti dai paesi dell’Africa sub sahariana e dal Medio Oriente, sono composte, in gran parte, da quei popoli di religione islamica ancora in lotta tra loro, che hanno trascinato in tale contesa anche l’occidente, alternativamente al fianco di uno o dell’altro contendente, per essere successivamente ritenuti da loro, responsabili dei tutti i mali del mondo. Cosi la storia ci insegna che quando sono stanchi di ammazzarsi, alcuni di loro portano morte e dolore nelle nostre città. Questo movimento cosi massiccio di povera gente, offre l’opportunità ad individui privi di scrupoli, di spostare elementi pericolosi, mischiati alla massa di disperati, per compiere le loro atroci missioni di morte. Anche noi, come avvenuto in altre migrazione, ci sentiamo minacciati, tanto dal numero, quanto dalle infiltrazioni di individui loschi, che si ripropongono di punire gli infedeli in nome e per conto di chissà quale loro rancoroso dio. Certamente il persistente stato di guerra che regna nelle regioni di provenienza, alimenta costanti flussi migratori, all’interno dei quali si trova di tutto e questo tutto si riversa nei paesi europei, creando non pochi problemi sia logistici che di ordine pubblico. Senza volersi sottrarre al dovere di solidarietà nei confronti degli esuli, tuttavia non e possibile considerare esuli centinaia di migliaia di disperati che ogni anno appaiono ai nostri confini, spostando i tanti problemi dai loro paesi d’origine, verso quelli che pur volendo accoglierli adeguatamente, tuttavia devono anche confrontarsi con tutti i propri problemi interni irrisolti, ai quali queste continue emergenze umanitarie, sottraggono preziose risorse. Può sembrare cinico un tale ragionamento, ma rappresenta la realtà delle cose e se un intervento limitato nel tempo è sopportabile e doveroso, risulta invece insopportabile e privo di significato accogliere sempre e chiunque si presenti alle frontiere sotto le spoglie di profugo, accumulando al proprio interno soprattutto soggetti disturbati che mirano a destabilizzare proprio quelle società che hanno loro teso la mano.

Ott
09
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 09-10-2016

Grande clamore e risonanza mediatica ha avuto la notizia, che in una scuola di Cagliari, che aveva accolto un paio di giovani migranti africani non accompagnati, alcuni genitori degli alunni locali, abbiano deciso di spostare altrove i propri figli, non condividendo l’entusiasmo manifestato dalla direzione della stessa scuola, nell’accogliere i nuovi arrivati. Le motivazioni all’origine dell’iniziativa vedevano la presunta età dei giovani, ritenuta maggiore di quella realmente dichiarata, incompatibile con la convivenza con i loro più giovani compagni. Sicuramente la matrice razziale, se esiste, ha rappresentato solamente la minore delle ragioni che hanno originato questa resistenza, infatti la componente multirazziale, ha comportato tutta una serie di problemi più o meno gravi, che le civiltà occidentali avevano ormai dimenticati e non erano più in grado di gestire. Oltre alle più elementari norme di igiene, preoccupava la ricomparsa alle nostre latitudini, di patologie che per le nuove generazioni di medici, rappresentavano pura accademia teorica, ma che non avevano mai avuto occasione di affrontare e curare perché nei nostri paesi, igiene e stili di vita, avevano totalmente eradicato. Probabilmente il fatto che la scuola in questione, gestita da religiose, sia privata e paritaria, ha avuto un rilievo particolare in questa vicenda. Probabilmente i genitori degli alunni, che per permettere ai loro figli di frequentare tale scuola, ritenuta di eccellenza ed altamente formativa, corrispondono una retta non simbolica, poco hanno gradito il tentativo di innesto ed integrazione intrapreso dalle religiose della scuola, ritenendo di aver diritto, almeno all’esclusività. Lo scoop razziale si è subito sgonfiato, perché privo di fondamenta, ma in coloro che hanno continuato a frequentare la scuola, è rimasta l’amara sensazione di aver dovuto sopportare un sopruso. Forse l’argomento è stato osservato dal punto di vista sbagliato. L’esperimento di innesto ed integrazione razziale nelle nostre scuole pubbliche è in atto ormai da decenni, ed osservare l’uscita, alla fine delle lezioni, in ognuna di esse lo testimonia, mostrando ovunque la massiccia presenza di alunni provenienti da ogni parte del mondo. Probabilmente, trattandosi di una prestigiosa scuola privata, in tanti si saranno domandati chi si fosse fatto carico di corrispondere le rette per i due giovani africani. Il sospetto che questo onere possa essere stato condonato o peggio, corrisposto da qualche ente pubblico, come minimo ha indispettito tutti coloro che pur di offrire ai propri figli la migliore istruzione possibile, si sottopongono a sacrifici e privazioni.