Feb
28
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 28-02-2017

La Sardegna è apprezzata per clima, spiagge di sabbia bianca ed impalpabile, mare pulito e cristallino, panorami mozzafiato, foreste primordiali ed enogastronomia; i suoi abitanti soprattutto per un innato senso di ospitalità, anche se mai troppo ostentato. Ma come sarà l’isola ed i suoi abitanti nel terzo millennio? L’espansione edilizia ha già cambiato la geografia dell’isola, espandendo i centri urbani più importanti a scapito di quelli minori, sempre più piccoli, favorendo l’urbanizzazione, spesso sconsiderata, dei litorali, molto apprezzati dall’edilizia turistica, costringendo i centri dell’interno a confrontarsi con il fenomeno dello spopolamento, innescato dalla fuga dei giovani in cerca di un lavoro sempre più evanescente, che ha messo a nudo un nuovo inquietante fenomeno sino ad ora sconosciuto, rappresentato dall’abbandono di un significativo patrimonio immobiliare non più utilizzato, ma anche troppo costoso da mantenere. Alcuni amministratori di altre Regioni hanno tentato di arginare il fenomeno, ricollocando, a cifre simboliche, quel patrimonio abbandonato sul mercato delle seconde case, onde renderlo appetibile per gli amanti di quiete e serenità, ma questo tentativo di ripopolamento artificiale, non ha ottenuto i risultati sperati. Al contrario dell’involuzione subita dal patrimonio edilizio delle zone interne, quello etnico, umano e sociale ha raggiunto evidenti sviluppi, determinati dall’apporto fornito dall’integrazione multietnica, multiculturale e globalizzatrice. L’inserimento e la stabilizzazione, divenuta strutturale, di popolazioni provenienti da diversi paesi europei e extraeuropei, ormai presenti da generazioni e ben integrati, tende a trasformare la stessa fisionomia dei nuovi sardi. Alla conformazione fisica tradizionale, si affiancano nuove generazioni con caratteri etnici e somatici propri dei diversi ceppi etnici presenti nella nostra società, che concorrono a rendere evidente l’interconnessione tra popoli e culture, mostrando quel che potrà essere la popolazione dell’isola nel prossimo millennio. D’altronde simili fenomeni hanno caratterizzato nel passato, altri paesi che fatti oggetto di movimenti migratori per secoli, hanno espresso nuovi individui portatori dei caratteri somatici tipici dei due popoli originari. Ora tutto ciò si presta a qualche riflessione di carattere generale applicabile ad ogni paese, poiché la facilità e l’economicità degli spostamenti, hanno contribuito ad azzerare le distanze. Forse mezzo secolo addietro già a prima vista, dall’aspetto potevi determinare la provenienza di ogni individuo, poiché esprimeva caratteri somatici tipici del proprio gruppo etnico. La globalizzazione ha influenzato anche l’aspetto delle persone, quindi non si potrà più determinare l’appartenenza a questo o quel ceppo etnico, osservando soltanto l’aspetto degli individui, occorrerà approfondire l’argomento, acquisendo maggiori informazioni per capire da dove proviene ognuno. Sicuramente sarà molto più appropriato, quindi di grande attualità, l’antico detto che recitava che “tutto il mondo è paese”.

Gen
31
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 31-01-2017

E’ proprio il caso di dire ironia della sorte, ma è la realtà, alcuni migranti sono più ricchi dei connazionali con i quali collaborano. Qualcuno a questa affermazione, potrebbe storcere il naso, ma la realtà non è poi troppo diversa. Effettivamente alcuni lavoratori stranieri, arrivano in Italia per ricoprire gli spazi che ormai i lavoratori nostrani lasciano vacanti, non si capisce in base a quale parametro etico economico, ma effettivamente senza l’apporto di questi lavoratori, alcune famiglie rimarrebbero senza braccia operative. Probabilmente l’esperienza personale di ogni straniero che lavora in Italia, non è uguale, ma, senza voler fare di tutta l’erba un fascio, un consistente numero di costoro, soprattutto quelli provenienti dai Paesi più poveri, trovano nel bel paese, la personale America. Alcuni racconti hanno mostrato che tale fenomeno è più diffuso di quanto si possa sospettare, anche se allo stesso si tende a non dare alcuna risonanza, soprattutto da parte dei diretti interessati. Capita così di scoprire, vivendo a stretto contatto con loro, che questi operosi lavoratori, sanno essere delle autentiche formichine. Consumano quasi nulla in Italia e trasferiscono ogni risorsa, frutto del loro lavoro, nei Paesi d’origine, con i quali non hanno, ne vogliono tagliare i rapporti, anzi. Così, a volte, si viene a conoscenza di avere in casa veri e propri Paperon de Paperoni, proprietari di autentici imperi immobiliari, ai quali, anno dopo anno, aggiungono altri componenti, che una volta rientrati in patria, permetterà loro e ai loro figli, di trascorrere lunghi periodi di vita agiata. Ma non è soltanto il settore immobiliare che attira capitali dal nostro Paese, infatti le risorse ricavate da lavori, a volte molto umili, esercitati in Italia, vengono reinvestiti in agricoltura, commercio e praticamente in ogni attività economica che possa reimpiegare quelle cifre guadagnate in occidente, che per quanto da noi possano sembrare trascurabili, nell’economia di altri Paesi, rappresentano capitali di tutto rispetto, che richiamano sempre nuovi lavoratori, in cerca di quella agiatezza economica che anni di tenace lavoro può garantirgli. Va detto che anche questi fenomeni migratori devono sottostare a leggi non scritte, che spesso utilizzano sistemi assimilabili a quelli di mafie e rachet malavitosi. Infatti casualmente nello stesso territorio, i lavoratori di settori omogenei, sono imparentati tra loro. Ritroviamo intere famiglie che comprendono padri, figli nipoti ed affini che esercitano i lavori più remunerativi e finiscono per tramandarseli di padre in figlio, sino a che età o acciacchi, li richiamano nei paesi d’orine, ove hanno la possibilità di mantenere un tenore di vita simile al nostro, in un contesto socio economico decisamente diverso. Abbiano la soddisfazione di partecipare attivamente al progresso sociale ed economico di Paesi anche lontani, i cui abitanti, vivendo in mezzo a noi, imparano a vivere alla nostra maniera, adottando il nostro stile di vita e oltretutto esportano la nostra cultura nei loro Paesi, attraverso figli nati e vissuti in Italia, dove si sentono più a casa che nei paesi d’origine dei loro stessi genitori. Ma tutto questo significa esportare la nostra civiltà in posti lontani, i cui abitanti ritengono il nostro modello sociale, economico e culturale, migliore di quello che secoli di civiltà ha evoluto nei loro paesi. Ci rimane la grande soddisfazione di contribuire all’emancipazione economica e culturale di paesi emergenti o sottosviluppati, sottoponendo quelle remote terre ad una novella civilizzazione a colpi di di arte ed alimentazione mediterranea.

Nov
28
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 28-11-2016

…se onore si può trovare in un atto terroristico, ma effettivamente non esiste più alcun codice deontologico o etico, in nessuna branca delle nostre opulente, annoiate e indolenti società. Persino le associazioni delinquenziali, anche quelle più strutturate ed organizzate, all’interno delle loro sordide e distorte morali, rispettavano alcuni principi ai quali mai derogavano, e chi, tra gli stessi affiliati, infrangeva tali tabù, incorreva in severe punizioni che non escludevano neppure la morte. Il progresso economico e sociale, ha contribuito a diluire e svilire questi punti fermi nell’etica del buon delinquente e complici vecchi e nuovi vizi, che le moderne generazioni hanno fatto loro, non esistono più intoccabili, mostrando una ferocia sin ora riscontrata solo nel mondo animale. I fatti della recente cronaca nera, hanno sottolineato che alla vita umana non è attribuito alcun valore e per un pugno di dollari si è disposti a tutto, anche all’azione più vile e spregevole. Neppure la consapevolezza di non poter godere di quei soldi, distoglie dal compiere azioni che trascinano nell’orrore e nel dolore i popoli. Anche se la cronaca più recente ci mostra sempre più individui poco disposti a sacrificare la vita, la follia spinge oltre la morte quelle menti disturbate, perché nessuna altra definizione giustificherebbe un simile comportamento. Queste serpi covate in seno non rispondono ad alcuno stimolo e sono disposte a compiere azioni tanto orribili da lasciare attoniti e sbigottiti. Si è consapevoli che attenzione, sorveglianza, intelligence, pene più sere e neppure uno stato di polizia, sono sufficienti. Questi vigliacchi conoscono bene la società che li accoglie, e questa profonda conoscenza rende vana qualunque prevenzione, anche perché adottano grande creatività nel colpire, per produrre il massimo danno e la massima risonanza mediatica dell’evento criminale. Non volendo competere con il loro livello di crudeltà nella repressione, tuttavia ormai è chiaro che bisogna escogitare qualche contromossa che trasferisca crescente disagio proprio nella sfera affettiva di questi mostri. Anche la consapevolezza che difficilmente, e solo in casi utili estremamente limitati, si fanno prigionieri, è servita da deterrente. Occorre trovare qualche contromisura che restituisca almeno parte dello sgomento e disagio, proprio all’interno delle loro famiglie. Lungi dal voler suggerire l’adozione della tattica dell’occhio per occhio, è ormai diventato vitale trovare nuove soluzioni che riescano ad incidere profondamente sulle motivazioni sempre meno mistiche e sempre più economico finanziarie, che spingono tali elementi a sacrificare la loro vita in favore di vantaggi economici che vanno ad incidere sul futuro dei propri familiari. Una soluzione giuridicamente poco praticabile è quella di comminare punizioni proprio nei confronti dei familiari, considerandoli complici o quantomeno colpevoli di negligenza, per aver sottovalutato o coperto le intenzioni criminali dei loro congiunti, considerandoli correi dei reati. Non potendo intercettare neppure i denari pagati per le stragi, poiché generalmente simili individui provengono da Medio Oriente o Africa settentrionale, potrebbe essere considerata adeguata punizione, rispedire tutti, dico tutti i componenti la famiglia nelle nazioni d’origine, privandoli di quella ospitalità che hanno dimostrato di non meritare, cosi anche se il denaro incassato per il dolore provocato, renderà loro la vita meno dura, continueranno a spenderlo nella terra dalla quale sono scappati, che c’è da supporre li accoglierà a braccia aperte, reinserendoli in quell’ambiente dal quale per varie ragioni sono fuggiti.

Ott
24
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 24-10-2016

Sempre di grande attualità, i continui ed infiniti flussi migratori, sollevano perplessità, dividono e sono oggetto di discussione in ogni ambito, interpretando il pensiero di tutti nell’analizzare il fenomeno, divisi tra fautori, detrattori e possibilisti. Certamente l’analisi di un esodo di simili proporzioni, non può esaurirsi in una pagina di pensieri e riflessioni in libertà, ne è possibile attribuirlo ad un unico fattore, ma comunque l’argomento si presta ad alcune riflessioni, che se non riescono a spiegare il fenomeno, possono permettere di analizzarne alcuni suoi aspetti. Nella storia dell’umanità, l’evoluzione delle nuove terre e sempre stata successiva ad una migrazione che ne ha scoperto i territori e fatto crescere l’economia. Non dimentichiamo le colonizzazioni che in tutti i periodi storici, hanno spostato masse di genti da un capo all’altro del mondo conosciuto, sradicando popoli dalle proprie terre, per aprire nuove frontiere e offrire nuove opportunità. É ancora vivo nei ricordi del nostro popolo, l’esodo di milioni di italiani che tra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento, ha contribuito a popolare nuovi continenti ancora poco conosciuti. Nessuno può pensare che queste migrazioni abbiano suscitato l’entusiasmo delle popolazioni residenti, ma al contrario, in quella circostanza sono sorte occasioni di contrasto ed attrito, e quando ci hanno socchiuse le porte, a prezzo di umilianti quarantene e detenzioni più o meno sanitarie, senza porsi alcuna remora di carattere morale ma pensando esclusivamente a salvaguardare i loro interessi e la loro sicurezza ed incolumità. Anche in questa circostanza si ripropone lo stesso quesito dal momento che queste massicce migrazioni, provenienti dai paesi dell’Africa sub sahariana e dal Medio Oriente, sono composte, in gran parte, da quei popoli di religione islamica ancora in lotta tra loro, che hanno trascinato in tale contesa anche l’occidente, alternativamente al fianco di uno o dell’altro contendente, per essere successivamente ritenuti da loro, responsabili dei tutti i mali del mondo. Cosi la storia ci insegna che quando sono stanchi di ammazzarsi, alcuni di loro portano morte e dolore nelle nostre città. Questo movimento cosi massiccio di povera gente, offre l’opportunità ad individui privi di scrupoli, di spostare elementi pericolosi, mischiati alla massa di disperati, per compiere le loro atroci missioni di morte. Anche noi, come avvenuto in altre migrazione, ci sentiamo minacciati, tanto dal numero, quanto dalle infiltrazioni di individui loschi, che si ripropongono di punire gli infedeli in nome e per conto di chissà quale loro rancoroso dio. Certamente il persistente stato di guerra che regna nelle regioni di provenienza, alimenta costanti flussi migratori, all’interno dei quali si trova di tutto e questo tutto si riversa nei paesi europei, creando non pochi problemi sia logistici che di ordine pubblico. Senza volersi sottrarre al dovere di solidarietà nei confronti degli esuli, tuttavia non e possibile considerare esuli centinaia di migliaia di disperati che ogni anno appaiono ai nostri confini, spostando i tanti problemi dai loro paesi d’origine, verso quelli che pur volendo accoglierli adeguatamente, tuttavia devono anche confrontarsi con tutti i propri problemi interni irrisolti, ai quali queste continue emergenze umanitarie, sottraggono preziose risorse. Può sembrare cinico un tale ragionamento, ma rappresenta la realtà delle cose e se un intervento limitato nel tempo è sopportabile e doveroso, risulta invece insopportabile e privo di significato accogliere sempre e chiunque si presenti alle frontiere sotto le spoglie di profugo, accumulando al proprio interno soprattutto soggetti disturbati che mirano a destabilizzare proprio quelle società che hanno loro teso la mano.

Ott
09
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 09-10-2016

Grande clamore e risonanza mediatica ha avuto la notizia, che in una scuola di Cagliari, che aveva accolto un paio di giovani migranti africani non accompagnati, alcuni genitori degli alunni locali, abbiano deciso di spostare altrove i propri figli, non condividendo l’entusiasmo manifestato dalla direzione della stessa scuola, nell’accogliere i nuovi arrivati. Le motivazioni all’origine dell’iniziativa vedevano la presunta età dei giovani, ritenuta maggiore di quella realmente dichiarata, incompatibile con la convivenza con i loro più giovani compagni. Sicuramente la matrice razziale, se esiste, ha rappresentato solamente la minore delle ragioni che hanno originato questa resistenza, infatti la componente multirazziale, ha comportato tutta una serie di problemi più o meno gravi, che le civiltà occidentali avevano ormai dimenticati e non erano più in grado di gestire. Oltre alle più elementari norme di igiene, preoccupava la ricomparsa alle nostre latitudini, di patologie che per le nuove generazioni di medici, rappresentavano pura accademia teorica, ma che non avevano mai avuto occasione di affrontare e curare perché nei nostri paesi, igiene e stili di vita, avevano totalmente eradicato. Probabilmente il fatto che la scuola in questione, gestita da religiose, sia privata e paritaria, ha avuto un rilievo particolare in questa vicenda. Probabilmente i genitori degli alunni, che per permettere ai loro figli di frequentare tale scuola, ritenuta di eccellenza ed altamente formativa, corrispondono una retta non simbolica, poco hanno gradito il tentativo di innesto ed integrazione intrapreso dalle religiose della scuola, ritenendo di aver diritto, almeno all’esclusività. Lo scoop razziale si è subito sgonfiato, perché privo di fondamenta, ma in coloro che hanno continuato a frequentare la scuola, è rimasta l’amara sensazione di aver dovuto sopportare un sopruso. Forse l’argomento è stato osservato dal punto di vista sbagliato. L’esperimento di innesto ed integrazione razziale nelle nostre scuole pubbliche è in atto ormai da decenni, ed osservare l’uscita, alla fine delle lezioni, in ognuna di esse lo testimonia, mostrando ovunque la massiccia presenza di alunni provenienti da ogni parte del mondo. Probabilmente, trattandosi di una prestigiosa scuola privata, in tanti si saranno domandati chi si fosse fatto carico di corrispondere le rette per i due giovani africani. Il sospetto che questo onere possa essere stato condonato o peggio, corrisposto da qualche ente pubblico, come minimo ha indispettito tutti coloro che pur di offrire ai propri figli la migliore istruzione possibile, si sottopongono a sacrifici e privazioni.

Set
09
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 09-09-2016

Condensato in circa ventiquattromila chilometri quadrati, di una grossa isola quadrangolare, lunga duecento chilometri e larga poco più di cento, emersa al centro del Mar Mediterraneo e divisa quasi a metà dal quarantesimo parallelo, suddivisi per meno del quattordici per cento in montagna, poco più del sessantasette per cento in collina e meno del diciannove per cento in pianura, ritroviamo le condizioni ambientali naturali favorevoli allo sviluppo di tutti e tre i modelli di habitat. Se poi al fattore ambientale aggiungiamo una pressione antropica di appena sessantanove abitanti per chilometro quadrato, non è sorprendente scoprire angoli ancora incontaminati nei quali la natura riappropriatasi del territorio, gli restituisce il suo aspetto selvaggio originario, simile a quel patrimonio boschivo primordiale, che solamente un millennio addietro hanno iniziato ad erodere, intaccando l’ininterrotta foresta, che dalle bocche di Bonifacio alla costa più meridionale, ricopriva completamente l’intera Sardegna. La stessa foresta che le successive dominazioni alternatesi nell’isola, avevano iniziato lentamente ad abbattere, per soddisfare le necessità delle città del potere, provvedendo a tagliare gli alberi più pregiati per trasformarli in arredamento delle case cittadine e tutto il resto per ogni altra necessità. Secoli di questa politica forestale, hanno inciso in maniera determinante sul patrimonio boschivo della regione, riducendolo, soprattutto in alcuni punti, in maniera quasi totale, trasformando boschi in praterie e foreste d’alto fusto in boschi di macchia mediterranea, attuale caratteristica di questa terra, ma meno efficace nella protezione del suolo, che il trascorrere del tempo ha continuato ad impoverire, lavato dalla diretta esposizione agli agenti atmosferici. Nonostante questa dissennata gestione del suolo, i nuovi fattori ambientali determinati dal disboscamento a macchia di leopardo, hanno creato nuovi ambienti adatti allo sfruttamento agricolo, che ha occupato gli spazi lasciati liberi dalle foreste abbattute. Questo nuovo assetto del territorio, ha permesso lo sviluppo del settore agro pastorale, che cresciuto esponenzialmente sino alla fine del latifondo, a partire dalla fine dell’ottocento, ha iniziato quell’inversione di tendenza responsabile dello spopolamento della campagna a favore delle città, fenomeno favorito dal miracolo economico che, a partire dalla metà dell’ottocento, ha contraddistinto quello sviluppo industriale, che ha illuso gran parte della manodopera prima dedita all’agricoltura ed allevamento. Il fallimento della politica industriale in Sardegna è storia attuale, ma lo spopolamento delle campagne prima e l’abbandono dei siti industriali poi, hanno restituito alla natura selvatica, grandi spazi di territorio, dei quali gradatamente si è riappropriata, bandita a suo tempo dalla ingombrante presenza dell’uomo per tanti secoli. La condizione attuale caratterizzata da un diverso approccio al disboscamento sostenibile e dal ritorno delle nuove generazioni ad occuparsi di agricoltura su nuove basi, permetterà di affrontare la gestione del suolo in maniera sostenibile, restituendo, dove possibile, l’aspetto originale a quelle parti del territorio regionale, non più indispensabili alla crescita economica degli abitanti, oramai occupati in settori economici che proprio il mantenimento di condizioni ambientali eccellenti, ha permesso di far crescere.

Giu
15
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 15-06-2016

Con un’altimetria media di 380 metri sul livello del mare, la Sardegna non si può certamente definire un isola montuosa, probabilmente ha vocazione più collinare, ma tra le numerose e a volte estese pianure, c’è spazio per alcune vette, che non potendo certamente competere con quelle alpine, riescono però a difendersi tra quelle appenniniche, e inserite nel contesto unico della Sardegna centro occidentale, offrono panorami e sensazioni difficilmente riproducibili altrove. Offerti dall’alto di quest’isola emersa al centro del Mediterraneo, lunga circa duecento chilometri e larga la metà. A cavallo tra le regioni della Baronia e dell’Ogliastra, immerso in un ambiente in gran parte incontaminato e selvaggio, solcato da canyon e profonde gole, si erge il massiccio del Gennargentu, massima espressione montuosa Sardo Corsa, dove sono concentrati i rilievi più alti, tra i quali spicca punta La Marmora, che con i suoi 1834 metri, rappresenta il punto più alto dell’isola. La sua cima arrotondata e brulla, emerge dalle pendici del gruppo montuoso, ricoperte da una vegetazione bassa di arbusti spinosi, sofferenti nei mesi estivi, e dalla sua vetta appare e si offre all’ammirazione del viandante, un panorama sicuramente unico, assimilabile solo alle sensazioni percepite con il sorvolo del massiccio in aerostato, che pur reggendo il confronto, privano però l’osservatore di quelle sensazioni che solo vento, sole e profumi, possono trasmettere. Raggiungibile attraverso alcuni sentieri lungo il versante meridionale, che si contrappone a quello opposto assai più scosceso e ripido, comporta una lunga passeggiata, ampiamente compensata dai panorami che il percorso riserva. Alla meta, quasi sospesi nell’aria, lo sguardo raggiunge, in ogni direzione, una profondità tale che a paesi, laghi, pianure, valli e rilievi non si sa dar nome. La vista è a perdita d’occhio, limitata solamente dalla distanza dei soggetti, che in condizioni particolarmente favorevoli possono permettere di scorgere sia i monti della Corsica meridionale che le colline che dominano la lontana città di Cagliari. Caratteristica esclusiva di questa vetta, non condivisa da nessun altra, che attribuisce anche un alone di romanticismo alla gita in cima al Gennargentu, è la possibilità di assistere ad albe ad oriente e a tramonti ad occidente, sicuramente indimenticabili, come la particolare localizzazione consente all’osservatore di poter contemporaneamente ammirare, ruotando semplicemente su se stesso, il mar Tirreno ad est e quello di Sardegna ad ovest, sospesi al centro del Mediterraneo con per tetto un mare di stelle.

Giu
04
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 04-06-2016

Perché di fenomeno si tratta, se un miliardario americano, internazionalmente conosciuto per apparizioni mondane, faraonici divorzi e poco chiari crac finanziari, seduce oltre duecento milioni di Americani, più con le sue uscite infelici che con le sconclusionate ed impraticabili proposte politiche. Non è neppure il primo, che con il populismo più integralista, riesce a costruire un’improbabile carriera politica, che non aggiungerà nulla di nuovo, né al il suo Paese che al resto del Mondo. Ma noi che siamo esperti di personaggi eccentrici, possiamo anticipare alcune conclusioni, che per altro coincidono con le valutazioni ricorrenti negli ambienti politici internazionali. Abbiamo avuto, abbiamo ed avremo, personalità politiche, o che si ritengono tali, che cavalcando la protesta, hanno creato intorno a se un alone di magia e tanto consenso, quello stesso alone che ha accecato le menti di quelli che ritenevano di aver trovato finalmente qualcuno interessato al benessere degli altri, per poi scoprire, che come tutti quelli che l’hanno preceduto, intendeva raggiungere prestigio personale insieme a tanti vantaggi economici, e degli altri se ne fregava. Ma ancora una volta, tanti continuano a cascarci e neppure l’estrazione sociale del personaggio di turno è garanzia di serietà, trasversalmente politici di professione, imprenditori, nullafacenti, miliardari ed economisti, finiscono per vessare sempre più i soliti, a favore di privilegi per se e pochi altri della combriccola. Il secolo scorso, aveva fatto emergere personalità politiche, che di onestà e coerenza avevano fatto vessillo di rettitudine e trasparenza, ma il tempo ha prima intaccato l’onestà, poi spazzata via la coerenza, quindi appannata la trasparenza. I nostri governanti e nel resto del mondo non va meglio, sono lo specchio della nuova società, che per abbattere le barriere sociali, hanno pensato bene di spazzare via il ceto medio, nerbo della precedente nazione ritenuto troppo snob, che ha cercato di trasmettere valori morali, oggi ritenuti inutili, anzi veri ostacoli alla crescita economica, sociale e politica, delle nuove generazioni. Si riempiono la bocca di parole delle quali spesso neppure conoscono il vero significato e dicono ciò che, al momento, la maggioranza silenziosa vuol sentire, per poi continuare a curare i propri interessi saltellando, a faccia tosta, da un raggruppamento politico all’altro, giustificandosi col proprio elettorato, perché ostacolati nella realizzazione del programma. Tutta questa varia umanità, trova sempre un popolo deluso, amareggiato e arrabbiato, che comunque non abbandona la speranza di migliorare, pronto a dar credito a chiunque, piuttosto di accontentarsi dell’insoddisfacente presente, per poi essere nuovamente deluso da chi, sino ad allora, era visto come salvatore della patria. Anche gli Americani vivono questa illusione, perché il programma politico del loro salvatore è nebuloso, confuso, pasticciato e quasi tutto irrealizzabile, ma le difficoltà che anche la società americana sta attraversando, spinge a credere che anche l’impossibile possa diventare possibile. Presto si risveglieranno dall’incubo, ancora più poveri, stanchi ed arrabbiati e probabilmente gli avversari di queste meteore politiche, rischiano di vincere più per i demeriti dell’avversario che per i loro reali meriti.

Mag
19
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 19-05-2016

La Sardegna è un’isola, ma il mare non è solo intorno, infatti percorrendo la Strada Statale 131 DCN, in direzione Cagliari Nuoro, superata una leggera curva in discesa, proprio nel centro dell’isola, appare una grande distesa d’acqua, che per dimensioni e profondità potrebbe sembrare un mare che circonda la strada, ma mare non è, abbiamo infatti raggiunto l’estremità più meridionale dell’invaso artificiale più grande della Sardegna e per lungo tempo anche d’Europa, il lago Omodeo. Progettato e costruito per controllare le piene del Tirso e permettere la bonifica della pianura del Campidano di Oristano, nella fase progettuale, non si trascurò di valorizzare la vocazione irrigua, idroelettrica e idropotabile delle sue acque. Invaso artificiale ottenuto dallo sbarramento delle acque dei fiumi Tirso e Taloro, circondato da altopiani di basalto e aspri monti, in quella Sardegna selvaggia che affascina il visitatore, nonostante la sua origine artificiale, con un bacino idrografico di oltre 2.000 chilometri quadrati, si è integrato perfettamente nell’ambiente circostante, andando infine a defluire nelle acque del maggior fiume dell’isola. Lungo oltre 22 chilometri e largo più di 3, con una superficie complessiva di quasi trenta chilometri quadrati, una profondità massima di circa sessanta metri e una media di oltre dodici, ad un’altitudine di poco più di cento metri sul livello del mare, la sua presenza, anche senza il conforto della climatologia ufficiale, ha determinato un sensibile aumento dell’umidità relativa dell’intera zona, con indiscutibili ripercussioni sul microclima locale. Oltre al clima il lago ha condizionato il territorio determinando la sommersione di gran parte della storia antica e recente della zona, che riemerge periodicamente al defluire delle acque, che ritirandosi, riportano alla luce nuraghi, tombe dei giganti, insediamenti prenuragici e nei pressi di Soddi, la foresta fossile di Zuri, straordinaria testimonianza della preistorica flora tropicale presente nell’isola, ricoperta di cenere e conservata sino a noi, da un’eruzione vulcanica. La realizzazione del lago ha comportato un notevole sacrificio economico per la popolazione dei paesi circostanti, privati di gran parte dei terreni agricoli migliori, sommersi dalle sue acque. Questo sacrificio è stato solo in parte compensato dalla recente riscoperta turistico ambientale delle stesse acque, con nuove opportunità per l’imprenditoria locale che ha potuto realizzare attività tanto inusuali quanto gradite per quel territorio, proponendo nel cuore dell’isola, attività sino ad allora esclusive delle località rivierasche quali escursioni in battello, scuola di canoa, pesca sportiva, osservazione della fauna locale, fotografia, escursioni a piedi ed in bicicletta ed osservazione del patrimonio archeologico.

Mar
21
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 21-03-2016

Esprimere opinioni su un tema delicato e scottante come adozioni e maternità surrogata è difficile e pericoloso, l’argomento infatti investe una moltitudine di discipline e altrettante sensibilità individuali ed umorali. Oltretutto si presta ad interpretazioni di vario tipo che vanno dall’opinione di coloro che più o meno improvvisamente avvertono un incontenibile impulso materno ad altri che si sentono investiti di missione umanitaria per dare una famiglia a coloro che non ce l’hanno, per terminare con l’attuale e delicatissimo fenomeno delle famiglie unigenitoriali e di quelle omosessuali. Va premesso che tutte le diverse forme di nucleo familiare hanno uguale importanza e dignità, e che ognuna, se intrapresa con onestà morale ed intellettuale, svolge un identica funzione sociale, egualmente meritoria di attenzione e rispetto. Ognuno dei suddetti nuclei familiari rappresenta un modo diverso, ma egualmente valido di trasmettere amore e valori ad una nuova generazione che si affaccia alla vita, e la società che in continuo divenire invia sempre nuovi messaggi ed impulsi ai piccoli cittadini di domani, permette di indirizzare questi nuovi uomini e donne verso il loro futuro. Le motivazioni individuali sono soggettive e di varia provenienza, anche se quelle che tendono a realizzarsi attraverso la genitorialità, non sempre ottengono il risultato sperato all’origine. In tutta questa pletora di pulsioni, intenti e desideri inconfessati, non bisogna mai perdere di vista l’unico e ultimo obiettivo che questa iniziativa, da chiunque intrapresa, si propone: il bene e benessere del bambino. Infatti il soggetto incolpevole e indifeso di ogni iniziativa dei cosiddetti adulti sarà proprio lui, che non ha neppure chiesto di essere attirato in questa gabbia di matti chiamato mondo, che non è quella perfezione che tutti cerchiamo in lui, anzi in esso si ingigantiscono vizi, limiti e imperfezioni di tutti. Anche il mondo dei bambini, per quanto possa apparire quasi perfetto e privo di cattiveria non è come sembra, e seppure più spontanea la cattiveria dei bambini può essere feroce e far male quanto e più di quella velenosa degli adulti. Oltretutto apparteniamo ad una società forse un po meno aperta ed attenta nei confronti di queste tematiche, ma credo tutti a nostre spese abbiamo sperimentato quanto può essere oggetto di scherno anche il più piccolo difetto fisico già nelle prime classi delle scuole elementari e forse anche prima. E quando i limiti fisici non offendevano abbastanza o divertivano più, ogni altro argomento era buono per cercare di mettere in imbarazzo o assoggettare gli altri, spaziando da razza a caratteristiche somatiche per arrivare a situazioni familiari particolari. Immaginiamo solamente dove può spingersi la fantasia e la cattiveria umana, quando ad una situazione normale o pseudo tale, si sostituisce una anomala o non omologata. In quella circostanza va valutato l’impatto emotivo che può avere nel bambino, che inserito in un contesto esterno alla sua realtà familiare, per lui ormai normale, viene esposto alla feroce ironia che mette in discussione e deride i suoi affetti più cari e le sue certezze, per le quali non solo non si sente preparato, ma non è neppure fornito di adeguati strumenti per farvi fronte. Anche l’intervento degli educatori generalmente non è sufficiente a far cessare quelle brutte aggressioni verbali e talvolta fisiche, che proiettano il bambino in una dimensione sconosciuta e dal sapore amaro, che lascia un triste, indelebile ricordo nell’infanzia dei piccoli, inversamente proporzionale alla reazione dell’interessato. Tanto più l’individuo mostra di soffrire le prese in giro, tanto più le stesse diventano violente e pungenti. Il fenomeno è democraticamente diffuso a prescindere da estrazione sociale, livello culturale ed educativo della popolazione interessata, ma si tratta semplicemente di una questione di civile sensibilità.