Ott
09
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 09-10-2016

Grande clamore e risonanza mediatica ha avuto la notizia, che in una scuola di Cagliari, che aveva accolto un paio di giovani migranti africani non accompagnati, alcuni genitori degli alunni locali, abbiano deciso di spostare altrove i propri figli, non condividendo l’entusiasmo manifestato dalla direzione della stessa scuola, nell’accogliere i nuovi arrivati. Le motivazioni all’origine dell’iniziativa vedevano la presunta età dei giovani, ritenuta maggiore di quella realmente dichiarata, incompatibile con la convivenza con i loro più giovani compagni. Sicuramente la matrice razziale, se esiste, ha rappresentato solamente la minore delle ragioni che hanno originato questa resistenza, infatti la componente multirazziale, ha comportato tutta una serie di problemi più o meno gravi, che le civiltà occidentali avevano ormai dimenticati e non erano più in grado di gestire. Oltre alle più elementari norme di igiene, preoccupava la ricomparsa alle nostre latitudini, di patologie che per le nuove generazioni di medici, rappresentavano pura accademia teorica, ma che non avevano mai avuto occasione di affrontare e curare perché nei nostri paesi, igiene e stili di vita, avevano totalmente eradicato. Probabilmente il fatto che la scuola in questione, gestita da religiose, sia privata e paritaria, ha avuto un rilievo particolare in questa vicenda. Probabilmente i genitori degli alunni, che per permettere ai loro figli di frequentare tale scuola, ritenuta di eccellenza ed altamente formativa, corrispondono una retta non simbolica, poco hanno gradito il tentativo di innesto ed integrazione intrapreso dalle religiose della scuola, ritenendo di aver diritto, almeno all’esclusività. Lo scoop razziale si è subito sgonfiato, perché privo di fondamenta, ma in coloro che hanno continuato a frequentare la scuola, è rimasta l’amara sensazione di aver dovuto sopportare un sopruso. Forse l’argomento è stato osservato dal punto di vista sbagliato. L’esperimento di innesto ed integrazione razziale nelle nostre scuole pubbliche è in atto ormai da decenni, ed osservare l’uscita, alla fine delle lezioni, in ognuna di esse lo testimonia, mostrando ovunque la massiccia presenza di alunni provenienti da ogni parte del mondo. Probabilmente, trattandosi di una prestigiosa scuola privata, in tanti si saranno domandati chi si fosse fatto carico di corrispondere le rette per i due giovani africani. Il sospetto che questo onere possa essere stato condonato o peggio, corrisposto da qualche ente pubblico, come minimo ha indispettito tutti coloro che pur di offrire ai propri figli la migliore istruzione possibile, si sottopongono a sacrifici e privazioni.

Set
09
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 09-09-2016

Condensato in circa ventiquattromila chilometri quadrati, di una grossa isola quadrangolare, lunga duecento chilometri e larga poco più di cento, emersa al centro del Mar Mediterraneo e divisa quasi a metà dal quarantesimo parallelo, suddivisi per meno del quattordici per cento in montagna, poco più del sessantasette per cento in collina e meno del diciannove per cento in pianura, ritroviamo le condizioni ambientali naturali favorevoli allo sviluppo di tutti e tre i modelli di habitat. Se poi al fattore ambientale aggiungiamo una pressione antropica di appena sessantanove abitanti per chilometro quadrato, non è sorprendente scoprire angoli ancora incontaminati nei quali la natura riappropriatasi del territorio, gli restituisce il suo aspetto selvaggio originario, simile a quel patrimonio boschivo primordiale, che solamente un millennio addietro hanno iniziato ad erodere, intaccando l’ininterrotta foresta, che dalle bocche di Bonifacio alla costa più meridionale, ricopriva completamente l’intera Sardegna. La stessa foresta che le successive dominazioni alternatesi nell’isola, avevano iniziato lentamente ad abbattere, per soddisfare le necessità delle città del potere, provvedendo a tagliare gli alberi più pregiati per trasformarli in arredamento delle case cittadine e tutto il resto per ogni altra necessità. Secoli di questa politica forestale, hanno inciso in maniera determinante sul patrimonio boschivo della regione, riducendolo, soprattutto in alcuni punti, in maniera quasi totale, trasformando boschi in praterie e foreste d’alto fusto in boschi di macchia mediterranea, attuale caratteristica di questa terra, ma meno efficace nella protezione del suolo, che il trascorrere del tempo ha continuato ad impoverire, lavato dalla diretta esposizione agli agenti atmosferici. Nonostante questa dissennata gestione del suolo, i nuovi fattori ambientali determinati dal disboscamento a macchia di leopardo, hanno creato nuovi ambienti adatti allo sfruttamento agricolo, che ha occupato gli spazi lasciati liberi dalle foreste abbattute. Questo nuovo assetto del territorio, ha permesso lo sviluppo del settore agro pastorale, che cresciuto esponenzialmente sino alla fine del latifondo, a partire dalla fine dell’ottocento, ha iniziato quell’inversione di tendenza responsabile dello spopolamento della campagna a favore delle città, fenomeno favorito dal miracolo economico che, a partire dalla metà dell’ottocento, ha contraddistinto quello sviluppo industriale, che ha illuso gran parte della manodopera prima dedita all’agricoltura ed allevamento. Il fallimento della politica industriale in Sardegna è storia attuale, ma lo spopolamento delle campagne prima e l’abbandono dei siti industriali poi, hanno restituito alla natura selvatica, grandi spazi di territorio, dei quali gradatamente si è riappropriata, bandita a suo tempo dalla ingombrante presenza dell’uomo per tanti secoli. La condizione attuale caratterizzata da un diverso approccio al disboscamento sostenibile e dal ritorno delle nuove generazioni ad occuparsi di agricoltura su nuove basi, permetterà di affrontare la gestione del suolo in maniera sostenibile, restituendo, dove possibile, l’aspetto originale a quelle parti del territorio regionale, non più indispensabili alla crescita economica degli abitanti, oramai occupati in settori economici che proprio il mantenimento di condizioni ambientali eccellenti, ha permesso di far crescere.

Ago
10
Filed under (Argomenti vari, Società) by linodore on 10-08-2016

Brexit ha sorpreso tutti, anche gli stessi Inglesi che, ancora storditi dall’enorme polverone sollevato da un risultato tutto sommato tanto inatteso quanto temuto, si sono rivelati impreparati alla risonanza internazionale sollevata dall’uscita dalla comunità europea, voluta dalla maggioranza dagli inglesi. Gran parte dell’apprensione è da attribuire alla errata informazione sugli esiti che questa iniziativa avrebbe comportato per l’economia britannica ed europea, ma soprattutto per l’evidente impreparazione e leggerezza dimostrata dai maggiori fautori dell’uscita del Regno Unito, da questa Europa sempre meno unita. I promotori hanno sottovalutato o sottostimato la dimensione del fenomeno, hanno addirittura affermato che i timori manifestati dai no brexit, erano esagerati ed infondati. Alla luce dello scompiglio creato all’interno della stessa Inghilterra, i timori non erano poi cosi infondati, anzi le informazioni in possesso dei favorevoli e divulgate agli elettori, non hanno preso in considerazione la totalità della società britannica, ma solamente alcuni aspetti della stessa e gli innegabili vantaggi annunziati, soccombono sotto le enormi difficoltà immediate e future che la decisione, ormai presa, riserverà a numerosi inglesi. L’uomo comune ha l’impressione che certe decisioni siano state prese con troppa leggerezza, avendo poco chiari gli esiti che le stesse avrebbero determinato sul futuro di milioni di persone che hanno preferito il distacco, influenzati dalle poche e imprecise informazioni assunte sull’argomento. Qualcuno ha scordato che la comunità europea garantisce lavoro a migliaia di britannici in patria e fuori, che l’uscita lascerà senza lavoro, ha anche sottovalutato le dimensioni della presenza straniera sul suolo inglese, che moltissime Aziende internazionali ha scelto come loro sede, perché parte dell’Europa, e che l’uscita costringerà a migrare altrove, con innegabili ricadute anche occupazionali per i lavoratori britannici. È innegabile che la decisione inglese rappresenterà vere a proprie opportunità per altri, che coglieranno i frutti di questa uscita antistorica, che in un’epoca di unioni globalizzate, decide di rinunciare ad un grande mercato in espansione, per riassaporare il piacere di sentirsi inglesi. Questa sensazione anacronistica e dal sapore snob, alla fine produrrà risultati negativi soprattutto nei confronti di coloro che non solo non hanno condiviso tale decisione, ma non hanno neppure potuto contare su qualcuno che avesse realmente a cuore gli interessi di tutti, soprattutto delle fasce più deboli, che in Inghilterra, come nel resto del Mondo, pagano gli errori di folli e visionari.

Giu
15
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 15-06-2016

Con un’altimetria media di 380 metri sul livello del mare, la Sardegna non si può certamente definire un isola montuosa, probabilmente ha vocazione più collinare, ma tra le numerose e a volte estese pianure, c’è spazio per alcune vette, che non potendo certamente competere con quelle alpine, riescono però a difendersi tra quelle appenniniche, e inserite nel contesto unico della Sardegna centro occidentale, offrono panorami e sensazioni difficilmente riproducibili altrove. Offerti dall’alto di quest’isola emersa al centro del Mediterraneo, lunga circa duecento chilometri e larga la metà. A cavallo tra le regioni della Baronia e dell’Ogliastra, immerso in un ambiente in gran parte incontaminato e selvaggio, solcato da canyon e profonde gole, si erge il massiccio del Gennargentu, massima espressione montuosa Sardo Corsa, dove sono concentrati i rilievi più alti, tra i quali spicca punta La Marmora, che con i suoi 1834 metri, rappresenta il punto più alto dell’isola. La sua cima arrotondata e brulla, emerge dalle pendici del gruppo montuoso, ricoperte da una vegetazione bassa di arbusti spinosi, sofferenti nei mesi estivi, e dalla sua vetta appare e si offre all’ammirazione del viandante, un panorama sicuramente unico, assimilabile solo alle sensazioni percepite con il sorvolo del massiccio in aerostato, che pur reggendo il confronto, privano però l’osservatore di quelle sensazioni che solo vento, sole e profumi, possono trasmettere. Raggiungibile attraverso alcuni sentieri lungo il versante meridionale, che si contrappone a quello opposto assai più scosceso e ripido, comporta una lunga passeggiata, ampiamente compensata dai panorami che il percorso riserva. Alla meta, quasi sospesi nell’aria, lo sguardo raggiunge, in ogni direzione, una profondità tale che a paesi, laghi, pianure, valli e rilievi non si sa dar nome. La vista è a perdita d’occhio, limitata solamente dalla distanza dei soggetti, che in condizioni particolarmente favorevoli possono permettere di scorgere sia i monti della Corsica meridionale che le colline che dominano la lontana città di Cagliari. Caratteristica esclusiva di questa vetta, non condivisa da nessun altra, che attribuisce anche un alone di romanticismo alla gita in cima al Gennargentu, è la possibilità di assistere ad albe ad oriente e a tramonti ad occidente, sicuramente indimenticabili, come la particolare localizzazione consente all’osservatore di poter contemporaneamente ammirare, ruotando semplicemente su se stesso, il mar Tirreno ad est e quello di Sardegna ad ovest, sospesi al centro del Mediterraneo con per tetto un mare di stelle.

Giu
04
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 04-06-2016

Perché di fenomeno si tratta, se un miliardario americano, internazionalmente conosciuto per apparizioni mondane, faraonici divorzi e poco chiari crac finanziari, seduce oltre duecento milioni di Americani, più con le sue uscite infelici che con le sconclusionate ed impraticabili proposte politiche. Non è neppure il primo, che con il populismo più integralista, riesce a costruire un’improbabile carriera politica, che non aggiungerà nulla di nuovo, né al il suo Paese che al resto del Mondo. Ma noi che siamo esperti di personaggi eccentrici, possiamo anticipare alcune conclusioni, che per altro coincidono con le valutazioni ricorrenti negli ambienti politici internazionali. Abbiamo avuto, abbiamo ed avremo, personalità politiche, o che si ritengono tali, che cavalcando la protesta, hanno creato intorno a se un alone di magia e tanto consenso, quello stesso alone che ha accecato le menti di quelli che ritenevano di aver trovato finalmente qualcuno interessato al benessere degli altri, per poi scoprire, che come tutti quelli che l’hanno preceduto, intendeva raggiungere prestigio personale insieme a tanti vantaggi economici, e degli altri se ne fregava. Ma ancora una volta, tanti continuano a cascarci e neppure l’estrazione sociale del personaggio di turno è garanzia di serietà, trasversalmente politici di professione, imprenditori, nullafacenti, miliardari ed economisti, finiscono per vessare sempre più i soliti, a favore di privilegi per se e pochi altri della combriccola. Il secolo scorso, aveva fatto emergere personalità politiche, che di onestà e coerenza avevano fatto vessillo di rettitudine e trasparenza, ma il tempo ha prima intaccato l’onestà, poi spazzata via la coerenza, quindi appannata la trasparenza. I nostri governanti e nel resto del mondo non va meglio, sono lo specchio della nuova società, che per abbattere le barriere sociali, hanno pensato bene di spazzare via il ceto medio, nerbo della precedente nazione ritenuto troppo snob, che ha cercato di trasmettere valori morali, oggi ritenuti inutili, anzi veri ostacoli alla crescita economica, sociale e politica, delle nuove generazioni. Si riempiono la bocca di parole delle quali spesso neppure conoscono il vero significato e dicono ciò che, al momento, la maggioranza silenziosa vuol sentire, per poi continuare a curare i propri interessi saltellando, a faccia tosta, da un raggruppamento politico all’altro, giustificandosi col proprio elettorato, perché ostacolati nella realizzazione del programma. Tutta questa varia umanità, trova sempre un popolo deluso, amareggiato e arrabbiato, che comunque non abbandona la speranza di migliorare, pronto a dar credito a chiunque, piuttosto di accontentarsi dell’insoddisfacente presente, per poi essere nuovamente deluso da chi, sino ad allora, era visto come salvatore della patria. Anche gli Americani vivono questa illusione, perché il programma politico del loro salvatore è nebuloso, confuso, pasticciato e quasi tutto irrealizzabile, ma le difficoltà che anche la società americana sta attraversando, spinge a credere che anche l’impossibile possa diventare possibile. Presto si risveglieranno dall’incubo, ancora più poveri, stanchi ed arrabbiati e probabilmente gli avversari di queste meteore politiche, rischiano di vincere più per i demeriti dell’avversario che per i loro reali meriti.

Mag
19
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 19-05-2016

La Sardegna è un’isola, ma il mare non è solo intorno, infatti percorrendo la Strada Statale 131 DCN, in direzione Cagliari Nuoro, superata una leggera curva in discesa, proprio nel centro dell’isola, appare una grande distesa d’acqua, che per dimensioni e profondità potrebbe sembrare un mare che circonda la strada, ma mare non è, abbiamo infatti raggiunto l’estremità più meridionale dell’invaso artificiale più grande della Sardegna e per lungo tempo anche d’Europa, il lago Omodeo. Progettato e costruito per controllare le piene del Tirso e permettere la bonifica della pianura del Campidano di Oristano, nella fase progettuale, non si trascurò di valorizzare la vocazione irrigua, idroelettrica e idropotabile delle sue acque. Invaso artificiale ottenuto dallo sbarramento delle acque dei fiumi Tirso e Taloro, circondato da altopiani di basalto e aspri monti, in quella Sardegna selvaggia che affascina il visitatore, nonostante la sua origine artificiale, con un bacino idrografico di oltre 2.000 chilometri quadrati, si è integrato perfettamente nell’ambiente circostante, andando infine a defluire nelle acque del maggior fiume dell’isola. Lungo oltre 22 chilometri e largo più di 3, con una superficie complessiva di quasi trenta chilometri quadrati, una profondità massima di circa sessanta metri e una media di oltre dodici, ad un’altitudine di poco più di cento metri sul livello del mare, la sua presenza, anche senza il conforto della climatologia ufficiale, ha determinato un sensibile aumento dell’umidità relativa dell’intera zona, con indiscutibili ripercussioni sul microclima locale. Oltre al clima il lago ha condizionato il territorio determinando la sommersione di gran parte della storia antica e recente della zona, che riemerge periodicamente al defluire delle acque, che ritirandosi, riportano alla luce nuraghi, tombe dei giganti, insediamenti prenuragici e nei pressi di Soddi, la foresta fossile di Zuri, straordinaria testimonianza della preistorica flora tropicale presente nell’isola, ricoperta di cenere e conservata sino a noi, da un’eruzione vulcanica. La realizzazione del lago ha comportato un notevole sacrificio economico per la popolazione dei paesi circostanti, privati di gran parte dei terreni agricoli migliori, sommersi dalle sue acque. Questo sacrificio è stato solo in parte compensato dalla recente riscoperta turistico ambientale delle stesse acque, con nuove opportunità per l’imprenditoria locale che ha potuto realizzare attività tanto inusuali quanto gradite per quel territorio, proponendo nel cuore dell’isola, attività sino ad allora esclusive delle località rivierasche quali escursioni in battello, scuola di canoa, pesca sportiva, osservazione della fauna locale, fotografia, escursioni a piedi ed in bicicletta ed osservazione del patrimonio archeologico.

Mar
21
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 21-03-2016

Esprimere opinioni su un tema delicato e scottante come adozioni e maternità surrogata è difficile e pericoloso, l’argomento infatti investe una moltitudine di discipline e altrettante sensibilità individuali ed umorali. Oltretutto si presta ad interpretazioni di vario tipo che vanno dall’opinione di coloro che più o meno improvvisamente avvertono un incontenibile impulso materno ad altri che si sentono investiti di missione umanitaria per dare una famiglia a coloro che non ce l’hanno, per terminare con l’attuale e delicatissimo fenomeno delle famiglie unigenitoriali e di quelle omosessuali. Va premesso che tutte le diverse forme di nucleo familiare hanno uguale importanza e dignità, e che ognuna, se intrapresa con onestà morale ed intellettuale, svolge un identica funzione sociale, egualmente meritoria di attenzione e rispetto. Ognuno dei suddetti nuclei familiari rappresenta un modo diverso, ma egualmente valido di trasmettere amore e valori ad una nuova generazione che si affaccia alla vita, e la società che in continuo divenire invia sempre nuovi messaggi ed impulsi ai piccoli cittadini di domani, permette di indirizzare questi nuovi uomini e donne verso il loro futuro. Le motivazioni individuali sono soggettive e di varia provenienza, anche se quelle che tendono a realizzarsi attraverso la genitorialità, non sempre ottengono il risultato sperato all’origine. In tutta questa pletora di pulsioni, intenti e desideri inconfessati, non bisogna mai perdere di vista l’unico e ultimo obiettivo che questa iniziativa, da chiunque intrapresa, si propone: il bene e benessere del bambino. Infatti il soggetto incolpevole e indifeso di ogni iniziativa dei cosiddetti adulti sarà proprio lui, che non ha neppure chiesto di essere attirato in questa gabbia di matti chiamato mondo, che non è quella perfezione che tutti cerchiamo in lui, anzi in esso si ingigantiscono vizi, limiti e imperfezioni di tutti. Anche il mondo dei bambini, per quanto possa apparire quasi perfetto e privo di cattiveria non è come sembra, e seppure più spontanea la cattiveria dei bambini può essere feroce e far male quanto e più di quella velenosa degli adulti. Oltretutto apparteniamo ad una società forse un po meno aperta ed attenta nei confronti di queste tematiche, ma credo tutti a nostre spese abbiamo sperimentato quanto può essere oggetto di scherno anche il più piccolo difetto fisico già nelle prime classi delle scuole elementari e forse anche prima. E quando i limiti fisici non offendevano abbastanza o divertivano più, ogni altro argomento era buono per cercare di mettere in imbarazzo o assoggettare gli altri, spaziando da razza a caratteristiche somatiche per arrivare a situazioni familiari particolari. Immaginiamo solamente dove può spingersi la fantasia e la cattiveria umana, quando ad una situazione normale o pseudo tale, si sostituisce una anomala o non omologata. In quella circostanza va valutato l’impatto emotivo che può avere nel bambino, che inserito in un contesto esterno alla sua realtà familiare, per lui ormai normale, viene esposto alla feroce ironia che mette in discussione e deride i suoi affetti più cari e le sue certezze, per le quali non solo non si sente preparato, ma non è neppure fornito di adeguati strumenti per farvi fronte. Anche l’intervento degli educatori generalmente non è sufficiente a far cessare quelle brutte aggressioni verbali e talvolta fisiche, che proiettano il bambino in una dimensione sconosciuta e dal sapore amaro, che lascia un triste, indelebile ricordo nell’infanzia dei piccoli, inversamente proporzionale alla reazione dell’interessato. Tanto più l’individuo mostra di soffrire le prese in giro, tanto più le stesse diventano violente e pungenti. Il fenomeno è democraticamente diffuso a prescindere da estrazione sociale, livello culturale ed educativo della popolazione interessata, ma si tratta semplicemente di una questione di civile sensibilità.

Mar
07
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 07-03-2016

La cronaca recente registra un relativo, ma sensibile incremento dei reati contro il patrimonio, quei reati più o meno piccoli, ma importanti, che comprendono furti, scippi, rapine semplice e a mano armata e affollano quasi quotidianamente le pagine della cronaca nera, coinvolgendo, sempre più spesso, insospettabili minorenni, attempati pensionati e una varia e disperata umanità. Ai piccoli furti, autentiche ragazzate, che affliggono molti esercizi commerciali, ai quali vengono sottratti con destrezza ogni sorta di oggetti, nonostante la onnipresenza di sistemi di videosorveglianza più o meno sofisticati, si aggiungono reati più strutturati, meno occasionali e un po più organizzati, quelli perpetrati ai danni dei commercianti ai quali vengono sottratti gli incassi. Quindi borseggi, scippi e spaccate che forgiano le nuove leve della criminalità e compongono quella micro criminalità, autentica spina nel fianco per le polizie di ogni paese. All’apice della piramide deviante si collocano rapine a mano armata ai danni dei più svariati soggetti e quei furti clamorosi, che aggiungono un alone di romantico mistero e poesia a quelle imprese, seppure criminali. Tra le tante analisi commissionate ai cosiddetti esperti, qualcuno ha voluto inserire l’analisi dei motivi che governano la frequenza di questi atti criminali, arrivando alla conclusione che il disagio sociale, fa crescere il numero delle persone che ricorrono alle attività illecite per sbarcare il lunario. Che esista relazione stretta tra disagio sociale e attività illecite è fatto ormai noto e unanimemente riconosciuto, come pure che simili comportamenti sono più frequenti in ambienti sociali disagiati, ma il ripetersi di simili fenomeni che coinvolgono persone ritenute al di fuori delle normali casistiche, ha mostrato che anche questo fenomeno sta mutando. Tra coloro che teorizzano stretta relazione tra disagio e delinquenza, inizia ad assumere consistenza la teoria, che il fenomeno del furto compiuto in stato di necessità, coinvolge persone al di fuori degli stereotipi delle Questure, spinte dall’insufficienza delle risorse a loro disposizione, e il numero è in aumento con sempre più nuovi poveri spinti a rifornirsi del necessitano in maniera tanto inusuale quanto disinvolta. Gli stessi ritengono che una maggiore attenzione, da parte delle istituzioni, allo stato sociale, ridurrebbe questa categoria di occasionali malviventi, trasformati dalla necessità, in potenziali delinquenti, ma pronti a rientrare nei ranghi, al venir meno dello stato di bisogno. Effettivamente esiste una sempre più numerosa quantità di soggetti a rischio, costretti a vivere con risorse, che riducono all’essenziale la loro condizione di consumatori, sino a privarli dell’indispensabile per sopravvivere. É proprio quando le privazioni superano l’umana sopportazione, che avviene la metamorfosi e da potenziali consumatori si trasformano in improvvisati ladri e rapinatori. Eppure la ricetta è semplice; sarebbe infatti sufficiente, attraverso una ben più utile indagine, determinare il reddito minimo indispensabile per garantire ad ogni individuo, un tenore di vita dignitoso. La ricerca svelerebbe, se ce ne fosse bisogno, che gli importi attribuiti dalle pensioni minime, sono enormemente lontani dalla realtà e che quanto la previdenza sociale fornisce alla maggior parte dei pensionati, non gli permette di sopravvivere. Quindi per eliminare la categoria dei ladri per necessità, basterebbe un adeguamento dell’assegno pensionistico o sociale, che rispondesse alle reali necessità individuali e restituisse dignità a tutto loro. Forse tale iniziativa potrebbe risultare pure conveniente e sorprendentemente rivelarsi anche economica, infatti quanto costa alla collettività prevenire, reprimere e sanzionare i comportamenti non conformi? Rendere la vita degna di essere vissuta, potrebbe rappresentare la più semplice, economica e naturale delle soluzioni.

Gen
29
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 29-01-2016

Come ampiamente confermato dalla cronaca recente, ovunque la Magistratura indirizza il suo sguardo, mette in evidenza comportamenti disinvolti che, se non infrangono il codice penale, mostrano come Leggi e regolamenti sono liberamente interpretati dai nostri creativi concittadini. Risulta praticamente inutile la costante attività legislativa del nostro parlamento, infatti qualsiasi intento, anche il più corretto ed equilibrato, troverà qualcuno che, tra le pieghe di articoli e commi, riuscirà a fare il proprio comodo in barba a leggi e leggine. Anche iniziative degne di ben altra considerazione, cedono al fascino del guadagno facile, e istituzioni pubbliche e private, quando esiste la possibilità di lucrare, difficilmente si mantengono fedeli agli principi d’istituto. Visti con occhio d’ignaro cittadino, questi comportamenti contribuiscono ad allontanare da religioni ed istituzioni benefiche, che, in contrasto con l’immaginario collettivo, si comportano non nell’interesse generale, ma esclusivamente nel proprio. Anche l’accoglienza dei migranti ha mostrato che non era manifestazione di disinteressata solidarietà, ma becero interesse finanziario, non si mirava ad accogliere chi fuggiva da violenze e guerre, ma a raccogliere anche le briciole che rimanevano dalle elargizioni economiche dei ministeri interessati. Per alleggerire le coscienze, si potrebbe obiettare che se non gestita con criteri economici, qualunque iniziativa ha vita breve, e che tutto ciò non si verificherebbe se ad occuparsene, fossero enti morali; ma, anche in questa circostanza, verrebbe immediatamente smentito dalla cronaca degli ultimi giorni, nella quale anche istituzioni religiose, ritenute insensibili agli interessi economici, si comportano in maniera a dir poco opaca. E’ emerso che parte dei capi d’abbigliamento donati per vestire gli ignudi, venivano destinati ad essere rivenduti in esercizi commerciali creati allo scopo e certamente a questo mercato erano destinati i capi migliori, con buona pace di carità e solidarietà. Naturalmente le argomentazioni degli individui coinvolti, tendono a mostrare il fenomeno da angolazioni diverse, minimizzando la responsabilità e sottolineando l’efficacia della continuità che simili interventi garantiscono alle iniziative. Ma la soluzione a questo problema, tutto sommato, è semplice, infatti tutto poggia sulla generosità disinteressata di fedeli e cittadini, che affidano a coloro che appaiono i più indicati, quanto a loro non occorre o è sovrabbondante, per donarlo ai meno fortunati. È sufficiente non donare è il fenomeno si sgonfia da solo. Meno semplice è la soluzione del problema legato ai flussi migratori, che al loro interno generano un turbinio di denaro pubblico, destinato alla sussistenza di alcune categorie di migranti, suscitando l’appetito di personaggi privi di scrupoli, che speculano sul disagio e la poca informazione di questi ultimi, per accaparrasi una parte dei denari a questi destinati. Una migliore sorveglianza permetterebbe di scoraggiare queste spregiudicate iniziative. Ma gli abusi non sempre sono perpetrati ai danni dei migranti, anzi qualcuno di questi, tende ad arrotondare gli importi a lui destinati, con iniziative imprenditoriali per noi tanto antipatiche quanto fastidiose. Tanti di questi pseudo perseguitati, per altro generalmente ben vestiti e curati nell’aspetto, li ritroviamo alla porta di chiese, bar, negozi e di quasi ogni esercizio commerciale con importanti flussi di persone, che ne tollera la presenza. Un semplice controllo permetterebbe di identificare gli individui che, facendo leva su pietà e senso di colpa che suscitano, aggiungono queste importanti entrate agli importi giornalieri loro destinati dalla solidarietà della nazione che li accoglie, e segnalarli all’istituzione che eroga i soldi, permetterebbe di eliminarli dai canali della solidarietà, tanto da permettere agli altri di apprezzare maggiormente anche il poco che gli viene donato, senza nulla chiedere in cambio.

Gen
14
Filed under (Costume, Società, Tradizioni) by linodore on 14-01-2016

Nonostante il sistema giuridico italiano sia considerato uno tra i più completi al mondo, il comune cittadino, ha la sensazione che i legislatori, durante la stesura delle varie leggi, abbiano voluto tutelare esclusivamente delinquenti e malfattori. Nessuno, credo comprenda la ragione, per la quale nei vari gradi di giudizio un imputato possa essere condannato ed assolto per lo stesso reato, a distanza di pochi anni. Tutti crediamo che se uno ruba, imbroglia o uccide e il reato è documentato, non ci possano essere dubbi; colpevole è da condannare! Sembra lampante che un colpevole vada punito o se non emergono sufficienti prove, debba essere immediatamente assolto. Non è così per il nostro ordinamento giuridico. A parte i tempi della nostra giustizia, neppure la flagranza del reato è garanzia di condanna immediata. Gli esempi sono numerosi e si riferiscono alla maggior parte dei reati più comuni, ma non mancano esempi riguardanti delitti efferati. I casi più frequenti che indispongono e infastidiscono, si riferiscono a comportamenti considerati con benevolenza dagli stessi interessati e liquidati con l’appellativo di furbate. A questa categoria appartengono le truffe verso la Pubblica Amministrazione e alcuni episodi di documentata e ripetuta delinquenza, verificatasi anche in settori privati e ampiamente riportati dai media, oggetto di numerosi servizi giornalistici con inconfutabili prove documentali che non sono comunque servite a levare i responsabili dai ruoli che ricoprivano, nonostante la possibilità di reiterare il reato. Mentre agli onesti tale situazione indispone e indispettisce, questa sorta di certezza di impunità rende i colpevoli ancora più audaci e spavaldi, consapevoli che anche il ripetersi del delitto non comporterà per loro l’allontanamento dal lavoro. Un affronto per i milioni di onesti disoccupati ai quali la loro cristallina onestà non è servita neppure ad ottenere un’occasione di lavoro, che questi ingrati delinquenti dilapidano con ripetuti comportamenti devianti. Immagino poi la frustrazione degli appartenenti alle forze di polizia che scoprono i reati, identificano i responsabili e li affidano alla magistratura, che per una ragione o per l’altra li rimette in libertà. Oltretutto simili incomprensibili conclusioni creano modelli comportamentali stereotipati nell’opinione pubblica nazionale ed internazionale, con la radicata convinzione, nei possibili soggetti coinvolti, che in Italia non esiste certezza del diritto e le pene sono visibilmente sproporzionate rispetto al delitto commesso. Così andiamo incontro a condanne severe per colui che ruba in stato di necessità, magari per far mangiare la famiglia, mentre il ladro abituale, nonostante le recidive, viene sanzionato con minor severità. In altri Stati, sebbene i loro sistemi giudiziari siano meno titolati e di recente istituzione, le sanzioni sono severe e suscitano timore nei trasgressori. In questi stessi paesi esiste la convinzione che le nostre sanzioni siano inadeguate e comunque troppo blande, tanto che i loro malviventi, arrivati in Italia con i primi flussi migratori, ritengono improbabile essere condannati per reati comuni e se condannati, considerano le nostre condizioni di detenzione simili a periodi di vacanza. Triste constatazione che le norme del nostro ordinamento giuridico, diretta emanazione del ben più antico Diritto Romano, siano state pensate ed attuate dai Romani, Popolo esperto e profondo conoscitore dei delitti e delle conseguenti pene, che hanno rappresentato l’ossatura di tutti i moderni ordinamenti giuridici e che partivano da una sola convinzione che non pretendeva di redimere il responsabile di comportamenti delinquenziali, ma di punire e quindi scoraggiare il ripetersi di simili comportamenti e per loro un ladro era punibile indipendentemente dal valore del bene sottratto, mentre la legge italiana smorza lo sdegno del delitto, disquisendo su riabilitazione ed entità del danno.